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altro verso s’allontani egualmente dalla carrozza corrente, bisogna che se nel primo tiro dell’esempio proposto ella si parte, verbigrazia, con quattro gradi di velocità, nell’altro tiro ella si parta con due solamente. Ma se si adopra il medesimo arco, da esso ne riceve sempre tre gradi.


Simplicio

Cosí è; e per questo, tirando con l’arco medesimo, nel corso della carrozza i tiri non posson riuscire eguali.


Salviati

Mi ero scordato di domandar con che velocità si suppone, pur in questa esperienza particolare, che corra la carrozza.


Simplicio

La velocità della carrozza bisogna supporla di un grado, in comparazione di quella dell’arco, che è tre.


Salviati

Sí, sí, cosí torna il conto giusto. Ma ditemi: quando la carrozza corre, non si muovono ancora con la medesima velocità tutte le cose che son nella carrozza?


Simplicio

Senza dubbio.


Salviati

Adunque il bolzone ancora, e l’arco, e la corda su la quale è teso.


Simplicio

Cosí è.


Salviati

Adunque, nello scaricare il bolzone verso il corso della carrozza l’arco imprime i suoi tre gradi di velocità in un bolzone che ne ha già un grado, mercé della carrozza che verso quella parte con tanta velocità lo porta, talché nell’uscir della cocca e’ si trova con quattro gradi di velocità; ed all’incontro, tirando per l’altro verso, il medesimo arco conferisce i suoi medesimi tre gradi in un bolzone che si muove in contrario con un grado, talché nel separarsi dalla corda non gli restano altro che dua soli gradi di velocità. Ma già voi stesso avete deposto che per fare i tiri eguali bisogna che il bolzone si parta una volta con quattro gradi e l’altra con due: adunque, senza mutar arco, l’istesso corso della carrozza è quello che aggiusta le partite, e l’esperienza è poi quella che le sigilla a coloro che non volessero o non potessero esser capaci della ragione. Ora applicate questo discorso all’artiglieria, e troverete che, muovasi la Terra o stia ferma, i tiri fatti dalla medesima forza hanno a riuscir sempre eguali, verso qualsivoglia parte indrizzati. L’errore di Aristotile, di Tolomeo, di Ticone, vostro, e di tutti gli altri, ha radice in quella fissa e inveterata impressione, che la Terra stia ferma, della quale non vi potete o sapete spogliare né anco quando volete filosofare