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Pagina:Le opere di Galileo Galilei VII.djvu/18

10 avvertimento.

grafo ne copia manoscritta, che non derivi da quell’edizione1, son giunti, per quanto è a nostra conoscenza, infino a noi.

Di un breve tratto soltanto, e precisamente di quella parte della Giornata terza che concerne le stelle nuove del 1572 e del 1604 (pag. 301, lin. 34. — pag. 346, lin. 26, della presente edizione), e che forma una digressione dalla materia principale del Dialogo, ci è stata conservata, nelle car.3v. — 13v. del T. II della Par. IV dei Manoscritti Galileiani presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, una stesura autografa, poco diversa da quella definitiva della stampa: e, attenendoci nel testo a quest’ultima, abbiamo raccolto appiè di pagina le varianti più notevoli (e insieme i più notevoli tratti cancellati) della lezione manoscritta, la quale ci fu preziosa anche per correggere, col suo sussidio, molti degli errori che, in siffatte pagine piene di numeri e calcoli, sono nella stampa più frequenti che nelle altre parti. Nell’apparato critico abbiamo chiamato l’autografo con la lettera G, quando era necessario contrapporlo alla stampa: ma si deve intendere che derivino dal manoscritto anche tutte quelle varianti di cui non è detto espressamente che siano della stampa, della quale abbiamo notato le lezioni erronee, ogni volta che ce ne siamo discostati per seguir G; in note a’ singoli passi abbiamo poi reso conto di altre correzioni di errori, concernenti numeri, che si riscontrano anche nell’autografo, ma che manifestamente si devono considerare come materiali trascorsi di penna del grande uomo. Abbiamo proceduto in questo però con somma prudenza, e conserviamo, pur facendone nota, altri errori che devonsi attribuire a inavvertenza o inesattezza dell’autore, e a’ quali si collegano gli ulteriori svolgimenti de’ calcoli, che altrimenti avremmo dovuto troppo alterare2.

Un certo numero di correzioni, in tutto il Dialogo, ci fu fornito da un esemplare dell’edizione originale, che forma ora il cod. 352 della Biblioteca del Seminario di Padova, e che appartenne un tempo a Galileo3, della cui mano sono alcune aggiunte e alquante correzioni marginali4. La maggior parte delle correzioni risguardano quelle medesime sviste della stampa che sono corrette nel foglio di Errata posto in fine dell’edizione stessa; ma alcune emendano altri errori, che in quel foglio non furono registrati: e di quest’ultime, introducendole nel testo, abbiamo fatto parola in note ai singoli passi. L’autore però, il quale, come sa chi ha pratica de’ suoi autografi, non era molto accurato ne’ minuti particolari, lasciò passare inosservati, anche in questo esemplare, molti più errori della stampa che non ne correggesse; perciò fummo costretti non di rado a ricorrere ad emendamenti, il che facemmo tuttavia soltanto quando la correzione era manifestamente necessaria5, e sempre studiandoci di toccare il meno che fosse possibile il testo della stampa. Gli emendamenti da noi introdotti sono i seguenti:

  1. Alcune copie manoscritte, della line del secolo XVII e che derivano dalla stampa originale, sono registrate da A. Favaro nei Materiali per un indice dei manoscritti e documenti galileiani non posseduti dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, negli Atti del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, Tomo V. Serie VII, 1893-94, pag. 437-438.
  2. Vedi la nota 1 a pag. 323.— Nella stesura autografa mancano lo postille marginali, che sono nella stampa.
  3. Vedi minuti particolari su quest’esemplare in Le aggiunte autografe di Galileo al Dialogo sopra i due massimi sistemi, nell’esemplare posseduto dalla Biblioteca del Seminario di Padova, pubblicate ed illustrate da A. Favaro, negli Atti della II. Accademia di scienze, lettere ed arti di Modena, Tomo XIX, pag. 245-275.
  4. Non sono invece autografe di Galileo, come fu creduto, le correzioni manoscritte nell’esemplare dell’edizione originale donato da A. Wolynski al R. Museo Copernicano ed Astronomico in Roma.
  5. Appunto perchè la correzione era necessaria (altrimenti il senso sarebbe stato gravemente turbato) ci siamo indotti a correggere anche alcune sviste, che non crediamo siano da attribuire al tipografo, ma piuttosto all’autore stesso, al quale veniva fatto, scrivendo, di scambiare da un termine a quello diametralmente opposto. Un esempio di siffatti scambi, che ci è offerto dall’edizione e dall’autografo concordi, si può