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166 dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.


Salv. [Paralogismo d'Aristotile e di Tolomeo nei suppor per noto quello che è in quistione.]Ecco dunque il paralogismo d’Aristotile e di Tolomeo evidente e chiaro, e scoperto da voi medesimo, nel quale si suppon per noto quello che s’intende di dimostrare.

Simp. In che modo? A me si dimostra silogismo in buona forma, e non una petizion di principio.

Salv. Eccovi in che modo. Ditemi un poco: nella dimostrazione non si pon egli la conclusione ignota?

Simp. Ignota, perchè altrimenti il dimostrarla sarebbe superfluo.

Salv. Ma il mezo termine non conviene egli che sia noto?

Simp. È necessario, perchè altramente sarebbe un voler provare ignotum per aeque ignotum.

Salv. La nostra conclusione da provarsi, e che è ignota, non è la stabilità della Terra?

Simp. Cotesta è.

Salv. Il mezo, che deve esser noto, non è la caduta del sasso retta e perpendicolare?

Simp. Questo è il mezo.

Salv. Ma non s’è egli poco fa concluso, che noi non possiamo aver notizia che tal caduta sia retta e perpendicolare, se prima non ci è noto che la Terra stia ferma? adunque nel vostro silogismo la certezza del mezo si cava dall’incertezza della conclusione. Vedete dunque quale e quanto è il paralogismo.

Sagr. Io vorrei, in grazia del signor Simplicio, difender, se fusse possibile, Aristotile, o almeno restar io meglio capace della forza della vostra illazione. Voi dite: Il veder rader la torre non basta per assicurarsi che ’l moto del sasso sia perpendicolare, che è il mezo termine del silogismo, se non si suppone che la Terra stia ferma, che è la conclusione da provarsi; perchè, quando la torre si movesse insieme con la Terra, ed il sasso la radesse, il moto del sasso sarebbe trasversale, e non perpendicolare. Ma io risponderò, che quando la torre si movesse, sarebbe impossibile che ’l sasso cadesse radendola, e però dal cader radendo s’inferisce la stabilità della Terra.

Simp. Così è; perchè a voler che ’l sasso venisse radendo la torre, quando ella fusse portata dalla Terra, bisognerebbe che ’l sasso avesse due moti naturali, cioè ’l retto verso ’l centro e ’l circolare intorno al centro, il che è poi impossibile.

Salv. La difesa dunque d’Aristotile consiste nell’esser impossibile,