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E dove lasciate voi le predizioni de’ genetliaci, che tanto chiaramente doppo l’esito si veggono nel tema o vogliam dire nella figura celeste?


Sagredo

In questa guisa trovano gli alchimisti, guidati dall’umor melanconico, tutti i più elevati ingegni del mondo non aver veramente scritto mai d’altro che del modo di far l’oro, ma, per dirlo senza palesarlo al volgo, esser andati ghiribizando chi questa e chi quell’altra maniera di adombrarlo sotto varie coperte: e piacevolissima cosa è il sentire i comenti loro sopra i poeti antichi, ritrovando i misteri importantissimi che sotto le favole loro si nascondono, e quello che importino gli amori della Luna, e ’l suo scendere in Terra per Endimione, l’ira sua contro Atteone, e quando Giove si converte in pioggia d’oro, e quando in fiamme ardenti, e quanti gran segreti dell’arte sieno in quel Mercurio interprete, in quei ratti di Plutone, in quei rami d’oro.


Simplicio

Io credo, e in parte so, che non mancano al mondo de’ cervelli molto stravaganti, le vanità de’ quali non dovrebbero ridondare in pregiudizio d’Aristotile, del quale mi par che voi parliate talvolta con troppo poco rispetto; e la sola antichità, e ’l gran nome che si è acquistato nelle menti di tanti uomini segnalati, dovrebbe bastar a renderlo riguardevole appresso di tutti i letterati.


Salviati

Il fatto non cammina cosí, signor Simplicio: sono alcuni suoi seguaci troppo pusillanimi, che danno occasione, o, per dir meglio, che darebbero occasione, di stimarlo meno, quando noi volessimo applaudere alle loro leggereze. E voi, ditemi in grazia, sete cosí semplice che non intendiate che quando Aristotile fusse stato presente a sentir il dottor che lo voleva far autor del telescopio, si sarebbe molto piú alterato contro di lui che contro quelli che del dottore e delle sue interpretazioni si ridevano? Avete voi forse dubbio che quando Aristotile vedesse le novità scoperte in cielo, e’ non fusse per mutar opinione e per emendar i suoi libri e per accostarsi alle piú sensate dottrine, discacciando da sé quei cosí poveretti di cervello che troppo pusillanimamente s’inducono a voler sostenere ogni suo detto, senza intendere che quando Aristotile fusse tale quale essi se lo figurano, sarebbe un cervello indocile, una mente ostinata, un animo pieno di barbarie, un voler tirannico, che, reputando tutti gli altri come pecore stolide, volesse che i suoi decreti fussero anteposti