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volerne troppo, vi direi d’aver osservato nella Luna quel lume secondario, ch’io dico venirle dalla reflession del globo terrestre, esser notabilmente piú chiaro due o tre giorni avanti la congiunzione che doppo, cioè quando noi la veggiamo avanti l’alba in oriente che quando si vede la sera, doppo il tramontar del Sole, in occidente; della qual differenza ne è causa che l’emisferio terrestre che si oppone alla Luna orientale ha poco mare ed assaissima terra, avendo tutta l’Asia, doveché, quando ella è in occidente, riguarda grandissimi mari, cioè tutto l’Oceano Atlantico sino alle Americhe: argomento assai probabile del mostrarsi meno splendida la superficie dell’acqua che quella della terra.


Simplicio

[Adunque, per vostro credere, ella farebbe un aspetto simile a quello che noi veggiamo nella Luna, delle 2 parti massime.] Ma credete voi forse che quelle gran macchie che si veggono nella faccia della Luna siano mari, e il resto piú chiaro terra, o cosa tale?


Salviati

Questo che voi domandate è il principio delle incongruenze ch’io stimo esser tra la Luna e la Terra, dalle quali sarà tempo che noi ci sbrighiamo, ché pur troppo siamo dimorati in questa Luna. Dico dunque che quando in natura non fusse altro che un modo solo per far apparir due superficie, illustrate dal Sole, una piú chiara dell’altra, e che questo fosse per esser una di terra e l’altra di acqua, bisognerebbe necessariamente dire che la superficie della Luna fosse parte terrea e parte aquea; ma perché vi sono piú modi conosciuti da noi, che posson cagionare il medesimo effetto, ed altri per avventura ne posson essere incogniti a noi, però io non ardirei di affermare, questo piú che quello esser nella Luna. Già si è veduto di sopra come una piastra d’argento bianchito, col toccarlo col brunitoio, di candido si rappresenta oscuro; la parte umida della Terra si mostra piú oscura della arida; ne i dorsi delle montagne, le parti silvose appariscono assai piú fosche delle nude e sterili; ciò accade, perché tra