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AVVERTIMENTO.


Il «Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo» è fra le opere più celebri che si hanno alle stampe in ogni ordine di letteratura, e forse assai più a motivo delle vicende che per causa di esso l'autore sostenne, per il metodo d’indagine scientifica che vi è così luminosamente insegnato, e per lo splendor della forma, che non per l’intrinseco valore, il quale è superato da altri scritti del sommo filosofo. Come ci attesta il Viviani1, Galileo lo andava volgendo nella mente fin dai primi tempi del suo soggiorno in Padova: ed infatti molti e molti degli argomenti, la trattazione dei quali trovasi coordinata nel Dialogo, hanno strettissime attinenze con quegli studi di cui egli si occupò mentr’era agli stipendi della Serenissima2. Scrivendo al Keplero, nel 1597, che ormai «multis abhinc annis» egli aveva abbracciato l’opinione Copernicana, aggiunge: «multas conscripsi et rationes et argumentorum in contrarium eversiones.... Auderem profecto meas cogitationes promere, si plures, qualis tu es, extarent; ac cum non sint, huiusmodi negotium supersedebo3; e fra i titoli delle opere che stava meditando, come scriveva a Belisario Vinta il 7 maggio 1610, e divisava di pubblicare quando una condizione più tranquilla di quella che occupava nello Studio di Padova gliene avesse concesso agio, sono in prima linea «2 libri de sistemate seu constitutione universi, concetto immenso e pieno di filosofia, astronomia e geometria4. La pubblicazione di un «Systema mundi» era stata del resto ripetutamente promessa da Galileo nel Sidereus Nuncius5, ed a questa promessa egli si era richiamato nelle prime linee del Discorso intorno alle cose che stanno in su l’acqua o che in quella si muovono6 e nella corrispondenza col Principe Cesi7. Ma, mentre questi lo confortava a rivelare al mondo il «sistema massimo», da altri invece, che aveva penetrato com’ egli avrebbe affermata e dimostrata la mobilità della Terra, ne era trattenuto8; e quantunque nelle varie scritture che andavano uscendo dalla sua penna, e che furono date in luce o fatte correre manoscritte per le mani degli amici e degli

  1. Fasti consolari dell’Accademia Fiorentina di Salvino Salvini. In Firenze, M.DCC.XVII, pag. 415.
  2. Galileo Galilei e lo Studio di Padova per Antonio Favaro. Voi. I. Firenze, Successori Le Monnier, 1883, pag. 321.
  3. Lettera del 4 agosto 1597 (Cod. 10702 della Biblioteca Palatina di Vienna, car. 62).
  4. Mss. Gal., nella Biblioteca Nazionale di Firenze, Par. VI, T. V, car. 34.
  5. Le Opere di Galileo Galilei. Edizione Nazionale. Vol. III, Par. I. Firenze, G. Barbèra, 1892, pag. 75, 96.
  6. Le Opere di Galileo Galilei. Edizione Nazionale. VoL. IV. Firenze, G. Barbèra, 1894, pag. 63.
  7. Lettera di Federico Cesi a Galileo del 4 agosto 1612 (Mss. Gal., Par. VI, T. VIII, car. 135).
  8. Lettera di Paolo Gualdo a Galileo del 6 maggio 1611 (Mss. Gal., Par. I, T. VI, car. 196).