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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/84

84 istoria e dimostrazioni

tenuta per saldissima, forse non riceveranno con candidezza di mente ciò che dal sincerissimo affetto del Sig. Galilei e puro desiderio e studio della verità è derivato: ma la sodisfazzione di questi (se alcuno ve n’è) non deve talmente esser riguardata, nè meno da essi, che per loro particolar interesse si devano occultare quegli effetti veri e sensati, che per aggrandimento delle scienze vere e reali l’istessa natura va palesando. A quelli poi che pretendessero anteriorità nelle osservazioni di tali macchie, non si nega il poter loro averle osservate senza avviso precedente del Sig. Galilei, com’è anco manifesto averlo essi prevenuto nel farle publiche con le stampe; ma è anco altrettanto o più chiaro, a moltissimi averne il Sig. Galilei, molto avanti che scrittura alcuna venisse in luce, data privata contezza qui in Roma, ed in particolare, come di sopra ho detto, nel Giardino Quirinale l’Aprile dell’anno 1611, e molti mesi inanzi ad amici suoi privatamente in Fiorenza: dove che le prime scritture che di altri si sieno vedute, che sono quelle del finto Apelle, non hanno più antiche osservazioni che dell’Ottobre del medesimo anno 1611.





era bastante a chiarir il tutto, e ’l non mancar nel mondo leali filosofi, che, mossi dall’amor del vero, palesino da chi e come egli1 stessi n’abbiano auta notizia. Publica il dottissimo Matematico Cesareo Giovanni Keplero la Teorica del Telescopio2 e v’inserisce quattro lettere dal Sig. Galilei privatamente scritte3 in avviso delle cose di Venere e di Saturno, di modo senza saputa del detto, che un anno dopo l’impressione l’è capitato alle mani: l’istessi primi scoprimenti e primo celeste telescopio e suo primo uso evidentemente il primo autore di tutti manifestavano: e sì come le varie forme di Venere e le macchie del Sole possono forse esser state vedute ed osservate da altri senza che ne siano dal Sig. Galilei stati avvertiti, così è certissimo che le cose avvisate dal Sidereo Nuncio e la triplicità di Saturno niuno potrà dire averle osservate, se non dopo la notizia datalene dal Sig. Galilei col predetto libro, lettere tradizione; ed è parimente certissimo che in niuna di dette cose l’osservazion del detto sia stata prevenuta, ancorchè nelle macchie e Venere possa esser stata prevenuta la publicazione per stampa. E possibile4 che lo scrittore che si fa chiamare Apelle abbia in Germania osservate le macchie solari senza averne avuta notizia dal Sig. Galilei: ma è poi totalmente impossibile che l’abbia prevenuto nell’osservarle, poi che esso le mostrò a molti in Roma e le notificò a molti il mese d’Aprile l’anno 1611, come molto prima aveva fatto in Firenze, accortosene nel principio de gli altri scoprimenti, mentre, avvicinatosi già col telescopio il cielo, tutti i corpi di quello, e massime i più cospicui e nobili, andava ricercando e visitando; Apelle poi

  1. «egli» è corretto in «eglino».
  2. «Teorica del Telescopio» è sottolineato, e sopra è scritto «sua Dioptrica».
  3. In margine si legge questa avvertenza: «giugni i tempi delle lettere date»; e sopra «scritte» si legge «del»: cioè, come sembra, si indicava di aggiungere le date delle quattro lettere di Galileo.
  4. Sopra «È possibile» è scritto «Puoi essere».