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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/81


intorno alle macchie solari ecc. 81

erano offuscate ed indistinte; ritrova la regia compagnia di Giove, de’ quattro pianeti Medicei; scorge la Luna di montuosa e varia superficie: e tutto questo nel suo Avviso Astronomico a ciascheduno palesa e comunica. Ne nasce subito stupore, ogni altra cosa aspettandosi che simil novità nel cielo. Più oltre seguendo l’impresa, scuopre la nuova triforme Venere, emula della Luna; passa al tardo e lontano Saturno, e da due stelle accompagnato triplice ce lo mostra: avvisa ciò a’ primi matematici d’Europa e il tutto con parole notifica e, per levar con l’esperienza stessa l’incredibilità, che sempre le cose inaspettate e maravigliose suole accompagnare, dimostra a ciascuno in fatti la via da vedere il tutto e godere a suo modo i sopradetti scoprimenti; nè ciò fa in un luogo solo, ma in Padova, in Fiorenza e poi nell’istessa Roma, dove da’ dotti con universal consenso vengono ricevuti e con sua gran lode nelle più publiche e famose cattedre spiegati. Oltre ciò, non prima si parte di Roma, ch’egli non pur con parole aver scoperto il Sole macchiato vi accenna, ma con l’effetto stesso lo dimostra, e ne fa





campo, pria offuscate ed indistinte; ritrova la nobil compagnia di Giove, de’ quattro pianeti Medicei; scorge la Luna di scabrosa e varia superficie: e tutto questo nel suo Celeste Avviso a chiunque palesa e communica. Ne nasce subito stupore e maraviglia, ogn’altra cosa aspettandosi che novità tale nel cielo, che aggiunger1 al planetar settenario. Più oltre seguendo l’impresa, trova la nova triforme Ve nere, emula della Luna; passa al tardo e lontano Saturno, lo scopre da due compagne stelle colto in mezo, e quindi divenuto triplice: avvisa ciò a’ primi matematici d’Europa, e queste e quelle con parole notifica e, per levar2 con l’esperienza stessa l’incredibilità, che sempre le nuove inaspettate e maravigliose cose suol seguire, con fatti a ciascuno dimostra, insegna a ciascuno, la via da vederle, da penetrare i cieli; nè ciò fa in un luogo solo, ma in Padova, in Fiorenza prima, e poi nell’istessa Roma, dove a’ dotti, a’ studiosi dimostrando, con straordinario consenso e plauso vien ricevuto, da’ maggiori e principi onorato e sopra modo accarezzato, goduti i suoi acquisti e palesati con ogni lode nelle publiche catedre, in mezo de’ più universali collegii. Or, mentre delle sue celesti cose rende tutti partecipi, non s’astiene di procurare il fine di questa celeste impresa, ancor che arduo e difficil molto, aggiungendosi alla gran lontananza l’ostacolo dell’istessa luce, bastante, se non a reprimere ed ottenebrare, almeno a rintuzzar ben spesso l’audace senso; dico dall’attendere ad illustrarci anco la faccia dell’istesso Sole. Della quale ragionava egli poco, non avendo compito il conquisto, poi che non aveva ancora cosa certa dell’accidenti delle macchie; non potea però con i più cari amici e signori contenersi di non annunziarle il Sole macchiato, stranissima

  1. «aggiunger» è corretto in «aggiugner».
  2. Sopra «levar» si legge «toglier via».