Apri il menu principale

Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/80

80 istoria e dimostrazioni

lodiamo, quanto dovremo godere essendoci appresentati nuovi lumi nella superior natura dell’altissimo cielo, e le faccie de i più nobili scoperte che per prima velate n’apparivano? quanto saremo tenuti a’lor sagaci e diligenti ritrovatori, e quante lodi glie ne deveremo rendere? Ecco, dunque, a gl’intelletti che il vero studiosamente a i nostri tempi ricercano, grande e celeste materia; e dove nel cielo con Erculee colonne chiuso e terminato1 era il campo a’ cercatori, nè, da i primi astronomi in qua, altro di più era stato veduto che le stelle fisse vicine al polo australe, e queste mercè delle nuove navigazioni, e qualche accidente nell’altre forse vanamente osservato, ora, più oltre penetrando, il Sig. Galilei nuova copia di splendenti corpi ed altri ascosi misterii della natura colà su ci scuopre: e questo segue sotto l’ombra e felici auspicii del Serenissimo D. Cosimo Gran Duca di Toscana, che per propria virtù e magnificenza e ad imitazione de i gran Lorenzi e Cosimi ed altri eroi della regia famiglia de’ Medici, suoi avi, veri Mecenati delle nostrali e peregrine lettere, non cessa mai di favorir le scienze e procurare, a pubblico utile, ogni maggiore accrescimento e illustramento di quelle. Mostraci dunque il Sig. Galileo innumerabili squadre di stelle fisse, sparse per tutt’il firmamento, molte nella Galassia e molte nelle nebulose, che per prima





o sconosciuta pianta ci palesano, miniera succo o pietra nuovamente cavata n’arrecano, fresco e nuovo pasto porgendo all’avido e vorace intelletto, tanto piacere e contento ne prendiamo, tanto li lodiamo del ritrovamento; quanto dovremmo godere appresentandocesi nella sovrana natura dell’2altissimo cielo nuove e splendenti gemme di mole e virtù immensa, di grata e bella vista, e scoprendocesi delle più nobili la faccia sin ora ascosa? quante lodi alli audaci e diligenti ritrovatori ne doviamo rendere, quante dovergliene? Ecco, a gl’intelletti che il vero studiosamente a’ nostri tempi cercano e pascersi desiderano di nobilissime e sublimi contemplazioni, grande e celeste materia; e dove nel cielo con altre e più forti Erculee colonne chiuso e terminato a’ cercatori era il campo, nè, da gli primi astronomi in qua, altro di più che, da terra nuova sottoposta, le fisse stelle dell’austro erano state vedute, e qualche accidente nell’altre forse vanamente osservato, ora, spinta più oltre la forza umana, e con miglior machine ed instrumenti all’assalto aperto3 il passo, nova copia di lucidi corpi ed altri ascosi misterii della natura colà su ci scopre. Mostraci il Sig. Galilei nuove ed innumerabili squadre di fisse stelle nel più alto del cielo; ce ne fa scerner molte nell’annebbiati gruppi e nel candido

  1. La stampa ha: «chiuso,terminato». Cfr.lin. 27.
  2. Il ms. ha: «del».
  3. Sopra «aperto», che non è cancellato, si legge «fattosi». Almeno alcune delle correzioni ed aggiunte che si notano nel manoscritto, sembrano dovute alla mano di Federico Cesi.