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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/423






PROPOSTA DELLA LONGITUDINE.





Quel problema massimo e maraviglioso di ritrovare la longitudine di un luogo determinato sopra la superficie terrena, tanto desiderato in tutti i secoli passati per le importantissime conseguenze che da tale ritrovamento dipendono nella geografia e carte nautiche e nella loro totale perfezione, ha eccitato a travagliare diversi ingegni sino all’età presente, non solo per riportarne quella gloria che simile invenzione può meritamente pretendere, ma ancora per conseguirne i reali premi e rimunerazioni proposte all’inventore: ma sin ora tutte le fatiche sono riuscite vane, nè mai si sono potuti fare maggiori avanzi di quello che dagli antichi, e particolarmente da Tolommeo, è stato con sottile e nobile invenzione ritrovato; e forse era assolutamente impossibile la soluzione di cotale problema, se prima non erano dagl’ingegni umani ritrovati altri problemi stupendi, ed a prima apparenza di molto più difficile resoluzione che lo stesso problema di ritrovare la longitudine. E per meglio esplicarmi, supporrò in breve che cosa sia longitudine e latitudine di un determinato loco sopra la superficie della Terra, e come quella sia stata sin ora dagli antichi ritrovata, ed in quante difficoltà involta ed intricata.

Latitudine, dunque, non è altro che l’arco del meridiano intrapreso tra il vertice di un loco e l’equinozziale, qual arco è sempre eguale all’arco del medesimo meridiano preso tra il polo del mondo e l’orizonte, cioè alla elevazione del polo di quel loco. Longitudine

9. agli inventori, V — 10-11. maggiori avanzamenti di, V — 14-15. ed a prima vista ed apparenza, V — 16. esplicarmi, esporrò in breve, V — 21. il quale arco, V —