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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/420

416 avvertimento.

di Stato1, con la postilla d’essere stata «mandata in Spagna sotto dì VII di Settembre 1612». Se non che il governo spagnuolo non prese neppure in esame l’invenzione di Galileo, adducendo per iscusa che già si era cominciato a negoziare con un matematico spagnuolo per una simile proposta, «la qual cosa fin che non resti chiarita... non si può entrare con nuove proposizioni»2.

Noi pensiamo che alle trattative così iniziate nel 1612 si possa collegare una breve scrittura di Galileo che, col titolo di Proposta della Longitudine, si legge, copiata di mano del secolo XVII, a car. 3r. — 4t. nel T. V. della Par. IV dei Manoscritti Galileiani presso la Biblioteca Nazionale di Firenze. A vero dire, la Proposta non porta nel codice nè alcun nome di autore, nè alcuna data; che anzi un passo di questa scrittura potrebbe a prima vista indurci a riportarla per lo meno al 1638, poichè, recandovisi esempio di che cosa sia longitudine, si dice: «sia, per esempio, cercata la longitudine di Roma per un ecclisse lunare che si faccia in Roma a’ Dicembre 1638». A tenere però la Proposta come cosa di Galileo quanto alla sostanza, ci persuade il riflettere che nessun altro, fuori di lui, poteva sapere del suo trovato; e a far credere che anche la forma sia veramente sua, è argomento vuoi il non sembrar punto probabile ch’egli desse incarico ad altri di riferire su questa invenzione della quale era tanto geloso3, vuoi lo stile, che ha tutte le sembianze del galileiano4. Quanto poi all’età a cui tale scrittura sia da assegnare, certamente non è l’anno 1638: poichè non avrebbe senso che il Nostro nel 1638, quando ormai da un pezzo aveva esposto per lungo e per largo tutti i particolari della sua invenzione nelle trattative con gli Stati Generali d’Olanda, dettasse una scrittura come la Proposta, nella quale è manifesto che di ciò in cui propriamente consiste l’invenzione, si vuol far mistero, per tema che altri non usurpi il trovato e se ne appropri il merito. Si aggiunga che nè quel 1638, nè alcun’altra indicazione dell’anno, si legge nella prima edizione della Proposta, che è tra le Memorie e Lettere edite dal Venturi5; e poichè

  1. Nella Filza Medicea citata.
  2. Lettera di O. d’Elci a B. Vinta, da Madrid, 16 ottobre 1612, nell’Archivio cit., Filza Medicea 4942.
  3. S’avverta a questo proposito che non soltanto la nota spedita il 7 settembre 1612 dal governo toscano al conte d’Elci, perchè proponesse al Re di Spagna il trovato galileiano, fu, come abbiamo avvertito, stesa da Galileo, ma probabilmente alla penna di lui è dovuta altresì una informazione sul medesimo trovato mandata nel giugno del 1616 al conte d’Elci, e un ricordo, che la accompagnava, per il Segretario del conte di Lemos, sebbene e l’una e l’altro fossero in nome della Segreteria di Stato di Toscana: di che vedi A. Favaro, op. cit., pag. 106.
  4. Si possono notare anche alcune rispondenze di frasi tra la Proposta e altre scritture sicuramente galileiane: p. e., «l’ingegno grande e le fatiche atlantiche del Sig. Galileo Galilei» (Proposta, pag. 421, lin. 24-25) richiama alla mente la frase «con fatiche veramente atlantiche e col suo mirabil ingegno», che si legge nella Lettera a Madama Cristina di Lorena (pag. 312, lin. 14-15 del presente volume).
  5. Memorie e Lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei, ordinate ed illustrate con annotazioni dal Cav. Giambatista Venturi, ecc. Parte Prima, ecc. Modena, MDCCCXVIII, pag. 177-180.- È fatto degno di nota, che Gio. Batista Clemente de’ Nelli copiando quasi testualmente, nella Vita e Commercio Letterario di Galileo Galilei ecc., vol. II, Losanna, 1793, pag.656-659, un lungo brano della Proposta (brano che egli, senza neppur ricordare il titolo della scrittura galeiana, inserisce nella propria narrazione), quando riproduce l’esempio del quale stiamo discutendo, dice : «sia, per esempio, cercata la longitudine di Roma per