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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/405


avvertimento. 401

contenuta in guest’ultimo manoscritto; onde, per tale rispetto, acquista maggiore importanza dello stesso esemplare che serba traccie della mano dell’Autore.

Siffatto criterio c’indusse a prendere a fondamento della presente edizione il cod. V: siccome però ci proponevamo non soltanto di pubblicare la scrittura nella forma che a nostro giudizio è la definitiva, ma altresì di attenerci nei casi dubbi alla lezione più sicura, così accettammo dal cod. le lezioni autenticate dalla mano stessa dell’Ingoli1 e seguimmo il cod. V soprattutto in quelle varianti che ci parve potessero appunto essere frutto di modificazioni introdotte più tardi dall’Autore. Con l’aiuto di O correggemmo poi alcuni errori che non mancano neppure in V; e qualche volta abbiamo anche dovuto emendare la lezione di tutt’e due i codici2. Delle correzioni introdotte con o senza l’aiuto del cod. O, come pure delle lezioni dell’uno o dell’altro codice non accettate nel testo, è reso conto nell’apparato critico3.




  1. Soltanto in un luogo non abbiamo tenuto conto delle correzioni del cod. O: cioè a pag. 403, lin. 12-14, abbiamo riprodotto le parole apud... commendatum, sebbene nel cod. O si veggano accuratamente cancellate, e non sia difficile che le abbia cassate lo stesso Ingoli, forse per un riguardo verso la persona in quelle nominata.
  2. Così a pag. 406, lin. 5-6, abbiamo corretto terrenorum, dato da tutt’e due i codici, in terrenarum (cfr. lin. 2,8, 18-19); a pag. 408, lin. 32-33, ab oriente in meridiem, pure di tutt’e due i codici, in ab oriente in occidentem, come suggeriscono, oltre alla ragione logica, il passo di Tycho Brahe al quale l’Autore si riporta (Tychonis Brahe Dani Epistolarum Astranomicarum libri ecc. Uraniburgi, cum Caesaris et Regum quorundam privilegliis. Anno CIↃIↃXCVI, pag. 189), e il confronto col luogo corrispondente della risposta di Galileo alla Disputatio dell’Ingoli; a pag. 409, lin. 9, abbiamo emendato corum in earum, ecc. Invece non abbiamo corretto nè Rehinoldus in Reinholdus (pag. 404, lin. 31), nè Rothmanus in Rothmannus (pag. 406, lin. 4; pag. 407, lin. 24; pag. 408, lin. 27), parendoci che quelle grafie, comuni ad ambedue i manoscritti, possano derivare anche dallo stesso Autore.
  3. Non notiamo però, neppure se si incontrano nel cod. V, alcune grafie che abbiamo corretto, come proemium, Ptolomeus, demonum, phisicus (accanto a physicus), deffendendas, assummens, opaccus, inotescere, Terre (pag. 407, lin. 26), de exonerantis (pag. 408, lin. 33), ecc. Mentre poi abbiamo notato quelle lezioni originali del cod. O che l’Ingoli ritoccò nello stesso codice, modificando o la sostanza o la forma del suo pensiero, non abbiamo fatto alcun cenno quando la correzione dell’Autore consistè soltanto nel riparare a un errore materiale commesso dal copista (p. e., a pag. 411, lin. 9, prima era stato scritto neget, e l’Ingoli corresse negat; alla stessa pagina, lin. 19, corresse quod afferuntur, che era la lezione originaria, in quae afferuntur, e alla lin. 34 Terrae in Terram, ecc.).