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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/404

400 avvertimento.

più facile venir in chiaro della verità. La scrittura dell’Ingoli fu, quasi in forma di lettera, indirizzata a Galileo, e ricevette allora una certa diffusione1.

Di questa De situ et quiete Terrae contra Copernici systema Disputatio, la quale fu data per la prima volta alle stampe pochi anni fa2 noi conosciamo due esemplari manoscritti: l’uno, a car. 55 r.-58 t. del codice Vaticano-Ottoboniano 2700; l’altro, a car. 189r.-191t. del codice Volpicelliano A, presentemente posseduto dalla R. Accademia dei Lincei3.

Il primo esemplare, che distinguiamo nelle varianti con la sigla O, fu giudicato di mano dell’Ingoli4; ma noi, dopo un diligente confronto con le lettere autografe di questo personaggio che si conservano nel codice Vaticano-Ottoboniano 2536, possiamo assicurare che quella copia non è stata scritta dall’Autore; bensì fu da lui riscontrata, ed egli v’introdusse di proprio pugno frequenti correzioni ed aggiunte, e riempì qua e là alcuni spazi lasciati bianchi dall’amanuense, che probabilmente non capiva il carattere dell’originale5. Nonostante che il cod. sia stato rivisto dall’Ingoli stesso, tuttavia questi vi lasciò passare inosservato qualche materiale errore, che noi però non attribuiremo a quel dotto uomo, tanto più che alcuno di siffatti errori non si riscontra nell’esemplare Volpicelliano6. Questo codice (da noi distinto con la lettera V) si diversifica poi dal cod. O, oltre che per alcune varianti, soprattutto per due notevolissime aggiunte scritte su’ margini, le quali nella presente edizione si leggono a pag. 406, lin. 24-29, e a pag. 410, lin. 5-9, e contengono due altri argomenti contro l’opinione copernicana. Ora, che siffatte aggiunte provengano dall’Ingoli stesso, non può cader dubbio; poichè nella risposta che alla Disputatio fece Galileo, del pari che in quella dovuta al Keplero e recentemente pubblicata per la prima volta7 si risponde anche a quei due argomenti. Di qui e da altri indizi, di cui il lettore si renderà conto esaminando le varianti da noi raccolte appiè di pagina, riesce manifesto che il cod. V, il quale, come risulta anche da altri fatti, non può derivare dal cod. O8, rappresenta la scrittura in una redazione posteriore, quasi diremmo in una nuova edizione accresciuta e corretta, a confronto di quella

  1. Vedi Nuovi Studi Galileiani per Antonio Favaro, nelle Memorie del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, Vol. XXIV, Venezia, tip. Antonelli, 1891, pag. 149 e seg.
  2. Favaro, op. cit, pag. 165-172.
  3. Intorno ad un altro codice della scrittura dell’Ingoli, che sospettiamo possa esistere nell’Archivio Marsigli in Bologna, vedi Favaro, op. cit., pag. 154, nota 4.
  4. Memorie istorico critiche dell Accademia dei Lincei e del Principe Federico Cesi, secondo Duca di Acquasparta, fondatore e principe della medesima, raccolte e scritte da D. Baldassare Odescalchi, duca di Ceri. Roma, MDCCCVI, pag. 160.
  5. P. e., a pag. 409, lin. 2, il copista aveva lasciato uno spazio bianco dopo rationes; I’Ingoli lo riempì con le parole quarum prima est.
  6. Richiamiamo l’attenzione sopra gli errori (che si leggono nel cod. O, e non nel Volpicelliano) notati nell’apparato critico a pag. 406, lin. 21, pag. 407, lin. 21, pag. 409, lin. 18, pag. 410, lin. 2.
  7. Favaro, op. cit., pag. 178-184. Cfr. a pag. 176 e 182.
  8. Infatti alcuni luoghi che nel cod. O furono ritoccati, si leggono nel cod. V conforme alla lezione originale del cod. O (vedi, p. e., ciò che osserviamo nell’apparato critico a pag. 403, lin. 12-14, pag. 404, lin. 28, pag. 408, lin. 21, ecc.); altri invece si leggono in V conforme alla lezione che il cod. O presenta quando si tenga conto delle correzioni.