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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/387


del flusso e reflusso del mare. 383

cordemente conspirano e guadagnano verso la parte sinistra: ma, all’incontro, il moto assoluto delle parti inferiori verso D è sempre tardissimo, poi che il moto proprio delle parti D, che in questo luogo è velocissimo verso la destra, viene a detrarre dal moto annuo fatto per la circonferenza AF, che è verso la sinistra: ma il movimento assoluto e parimente risultante dal componimento delli due movimenti, annuo e diurno, alle parti della Terra intorno a i punti C, L è mediocre ed eguale al semplice movimento annuo, poi che la conversione del cerchio BCDL in sè stesso, non acquistando nei due termini C, L nè a destra nè a sinistra, ma solo abbassando ed alzando, non accresce o detrae dalla velocità del semplice moto per l’arco AF.

Credo per tanto che sin qui sia manifesto come ciascuna parte della superficie terrena, ben che mossa di due movimenti equabilissimi in sè stessi, nulladimeno dentro allo spazio di ventiquattro ore si muove alcuna volta velocissimamente, altra volta tardamente, e due volte mediocremente, considerando la mutazione risultante dal congiugnimento di essi due moti equabili, diurno ed annuo.

Sin ora dunque aviamo, che qualsivoglia ricetto d’acque, o sieno mari o stagni o laghi, avendo un movimento continuo ma non equabile, poi che in alcuni tempi del giorno molto si ritarda ed in alcuni altri molto si accelera, ha ancora il principio e la cagione per la quale l’acque in essi ricetti contenute, come fluide e non fissamente annesse a i suoi continenti, devino ora scorrere ed ora ritirarsi verso queste e quelle parti opposte: e questa potremo noi domandare causa primaria dell’effetto, senza la quale esso del tutto non sarebbe. Seguita adesso che cominciamo ad essaminare gli accidenti particolari, tanti e sì diversi, che in diversi mari ed altri ricetti d’acque si osservano, procurando di assegnarne le ragioni proprie ed adequate: per il che fare doviamo essaminare alcuni altri particolari accidenti che accascano in questi movimenti dell’acqua, comunicatigli dall’accelerazione o ritardamento del vaso che la contiene.

Il primo è, che qualunque volta l’acqua, mercè di un notabile ritardamento o accelerazione di moto del suo vaso continente, ara aqquistata cagione di scorrere verso questa o quella estremità, e si sarà alzata nell’una ed abbassata nell’altra, non però resterà in tale stato, ma, in virtù del proprio peso e naturale inclinazione di librarsi