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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/379


avvertimento. 375

caratteristica di ciascuno, basti notare che il cod. G è pure pregevole, restando però inferiore al cod. R; il cod. A molto spesso è scorretto, e non lievemente 1; T pure ha gravi scorrezioni, e l’amanuense vi lasciò alcune lacune che altri riempì male; il codice di proprietà del sig.r Gamurrini concorda quasi sempre, anche negli errori più caratteristici, col cod. A, onde abbiamo indicato il loro accordo con la sigla Z; i codici P1, P2, Ta. sono deturpati da tanti e così gravi strafalcioni, che spesso non danno alcun senso, ed è a credere siano stati trascritti da copisti non italiani e che non capivano l’italiano2.

Noi abbiamo preso a fondamento della presente ristampa, com’era naturale, il cod. R, correggendolo, le poche volte che ce n’era bisogno, con l’aiuto degli altri di alcuno di essi3 e giovandoci altresì del riscontro coi passi corrispondenti del Dialogo dei Massimi Sistemi, nell’ultima giornata del quale Galileo trascrisse, per alcuni tratti quasi a parola, buona parte del Discorso4. Appiè di

  1. Dobbiamo fare una speciale menzione del cod. A, perchè leggendovisi, dopo le ultime parole del Discorso, d’altra mano, d’altro inchiostro e in linea separata, a modo di firma, le parole «Galileo Galilei fiorentino», fu creduto che questa fosse la firma autografa del Nostro; così pure si giudicò di mano di Galileo la parola «ne», che è scritta sul margine della pag. 15, come correzione della parola «ma», che si legge nel testo ed è un manifesto errore dell’amanuense (vedi pag. 385, lin. 12, di questo volume: «nè però restano»): e, in vista di quella firma e di questa correzione, si attribuì una singolare importanza al codice, anche nel rispetto del testo (Cfr. il n° 154 nella Biblioteca Manzoniana. Catalogo ragionato dei manoscritti appartenuti al fu Conte Giacomo Manzoni, redatto da Annibale Tenneroni. Quarta parte, con dodici facsimili. Città di Castello, 1894.). Ora, per quanto la diuturna pratica del carattere di Galileo ci permette di giudicare, noi siamo convinti che quelle parole «Galileo Galilei fiorentino» (delle due lettere «ne» poco si può dire) non siano di mano del Nostro, bensì chi le ha scritte ne abbia imitato non troppo felicemente la scrittura: ad ogni modo poi, tanti e sì gravi errori s’incontrano, non corretti, in questo codice, che il suo pregio, quanto al testo, è di molto inferiore a quello d’altri manoscritti, nè si può credere che Galileo rivedesse siffatta copia, lasciando passare inosservati dei passi che non danno senso. Basti citare, come esempio, alcune lezioni del codice: pag. 377, lin. 19-21, «La qual cosa poi che non ci vien porta... dalla ragione addotti sin qui»; pag. 378, lin. 12-13, «senza alcuna altra attione di esso elemento» e, lin. 25, «Faremo dunque nel nostro discorso» (manca principio) e, lin. 33, «verso la medesima declività» (manca parte della) e, lin. 34, «indietro, con tal ragione» ; pag. 379, lin. 19, «verso la prima inclinata» e, lin. 23-24, «in tanto non è in un vaso»; pag. 380, lin. 28-29, «poppa: e quanto più manifestamente»; pag. 382, lin. 4-5, «in tempi eguali della circonferenza» (manca parti eguali); pag. 384, lin. 33, «verso quella estremità» (manca questa e); pag. 385, lin. 22, «e di ciascheduna»; pag. 386, lin. 22, «esser più cagione»; pag. 388, lin. 2-3, «vibrazioni dal 2, 3 o 4 ore» e, lin. 24, «dalle sei ore»; pag. 389, lin. 18, «dall’istorica»; pag. 390, lin. 27, e pag. 392, lin. 21, «borforo» e «borfori»; pag. 392, lin. 13, «a soffrire venti»; pag. 394, lin. 2, «ne i moti più remoti»; pag. 395, lin. 2, «s’in qui» e, lin. 8, «delle conferenze e rincontri», ecc. Nel cod. A si trovano poi, senza che siano state corrette, forme come longo, duoi, notarò, cessarebbe, ecc.
  2. Una particolarità singolarissima del cod. P2 è che dopo le parole «necessità d’obbedire» (pag. 393, lin. 19) continua con le parole «dell’arrivo delle navi» (pag. 394, lin. 30), omettendo tutto il tratto intermedio; probabilmente perchè l’amanuense tralasciò di copiare una o più carte del codice da cui trascriveva. — Sebbene i codici del Discorso non si possano, come abbiam detto, distinguere in più famiglie, tuttavia dimostrano più strette relazioni tra di loro, così da formare un gruppo, i cod. G, B, T, H, P2, e soprattutto G e P2. Un altro gruppo è formato dai cod. Z, Am., Ta., P1, e specialmente da Z e P1.
  3. Soprattutto con l’aiuto del cod. G abbiamo riparato a poche omissioni del cod. R, le quali notiamo appiè di pagina. Abbiamo poi corretto, senza registrarle volta per volta, alcune forme che s’incontrano, ma di rado, in R: p. e., longa, trapassarà, medemo, duoi, Elesponto, dodeci per dodici, de per di, essente per esente, ecc.
  4. Dialogo di Galileo Galilei ecc. dove ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due massimi sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano ecc. In Fiorenza, per Gio. Batista Landini, MDCXXXII. Cfr. specialmente pag. 421 e seg. del Dialogo con