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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/364

360 considerazioni

vicinissimi alla Terra quando sono all’opposizione del Sole, e remotissimi circa le congiunzioni, intanto che Marte nella maggior vicinanza ci si mostra al senso cinquanta e più volte maggiore che nella massima lontananza (onde alcuno ha talora temuto che ei si fosse smarrito e svanito, restando veramente, per la sua somma lontananza, invisibile), che altro si potrà concludere, se non la loro conversione essere in cerchi eccentrici, o vero in epicicli, o nell’aggregato di questi e di quelli, se si considera la seconda anomalia? Negar, dunque, gli eccentrici e gli epicicli a i moti de’ pianeti è come negar la luce al Sole, o vero è un contrariar a sè medesimo. Ed applicando quanto dico io più positivamente al nostro proposito, mentre altri dice, introdurre gli astronomi moderni il moto della Terra e stabilità del Sole ex suppositione per salvar le apparenze e per servir a i calcoli, sì come si ammettono gli eccentrici e gli epicicli per il medesimo rispetto, stimandogli però gli stessi astronomi chimerici e repugnanti in natura, dico che volentieri ammetterò tutto questo discorso, pur che loro ancora si contentino di stare alle loro medesime concessioni, sì che la mobilità della Terra e stabilità del Sole sia altrettanto falsa o vera in natura quanto gli epicicli e gli eccentrici. Faccino, dunque, costoro ogni loro sforzo per rimover la vera e reale essistenza di tali cerchi, che quando succeda loro il rimovergli dimostrativamente dalla natura, io subito m’arrendo, e gli concedo per gran assurdo la mobilità della Terra: ma se, all’incontro, saranno necessitati ad ammettergli, confessino altresì la mobilità della Terra, e confessino sè essere dalle proprie contradizioni convinti.

Molte altre cose potrei addurre in questo medesimo proposito; ma perchè io stimo che chi da quanto ho detto non resta persuaso, non resterebbe nè anco da molte più ragioni, voglio che bastino queste, e solamente soggiungerò qual possa essere stato il motivo, sopra il quale alcuni fondatisi, possine con qualche ombra di verisimile avere avuta opinione che l’istesso Copernico non abbia veramente creduta la sua ipotesi.

Leggesi nel rovescio della carta dell’intitolazione del libro del Copernico certa prefazione al lettore, la quale non è dell’autore, poi che parla di esso per terza persona, ed è senza nomo; dove apertamente si legge, che non si creda in modo alcuno che il Copernico stimasse per vera la sua posizione, ma solo che la fingesse