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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/355



Per levare (per quanto da Dio benedetto mi vien conceduto) l’occasione di deviare dal rettissimo giudizio circa la determinazione sopra la pendente controversia, vedrò di rimuovere due concetti, che a me pare che alcuni proccurino d’imprimere in quelle persone alle quali aspetta il deliberare: i quali concetti, se io non erro, sono diversi dal vero.

Il primo è, che non ci ha veruna occasione di temere che non possa avvenire esito scandaloso; affermando essere talmente in filosofia dimostrata la stabilità della Terra e mobilità del Sole, che ce ne sia sicura ed indubitabile certezza; e che, all’incontro, la contraria posizione è così immenso paradosso e manifesta stoltizia, che in verun conto non è da dubitare che nè ora nè in altro tempo sia non solo per poter esser dimonstrata, ma che nè pure sia per trovar luogo nella mente di persona giudiziosa. L’altro concetto che tentano d’imprimere è: Se bene ella è stata usurpata dal Copernico o altri astronomi, questo è stato fatto ex suppositione ed in quanto ella può più agevolmente satisfare all’apparenze de’ movimenti celesti ed a i calcoli e computi astrologici, ma non già che i medesimi che l’hanno supposta, l’abbino creduta per vera de facto ed in natura; onde concludono, potersi sicuramente ve nire all’esecuzione del dannarla. Ma se io non prendo errore, questo discorso è fallace e diverso dalla verità, come dalle sequenti considerazioni posso far manifesto: le quali seranno solamente generali, e atte a poter esser comprese senza molto studio e fatica anco da chi non fusse profondamente versato nelle scienze naturali ed astronomiche; che quando l’occasione porgesse di dovere trattare questi