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348 lettera

dicherebbono che Santa Chiesa molto acconciamente narrasse che Iddio collocò il Sole nel centro del cielo e che quindi, col rigirarlo in sé stesso a guisa d’una ruota, contribuisce gli ordinati corsi alla Luna ed all’altre stelle erranti, mentre ella canta:


Caeli Deus sanctissime,

Qui lucidum centrum poli
Candore pingis igneo,
Augens decoro lumine;
Quarto die qui flammeam
Solis rotam constituens,
Lunae ministras ordinem,

Vagosque cursus siderum.


Potrebbono dire, il nome di firmamento convenirsi molto bene ad literam alla sfera stellata ed a tutto quello che è sopra le conversioni de’ pianeti, che, secondo questa disposizione, è totalmente fermo ed immobile. Così, movendosi la Terra circolarmente, s’intenderebbono i suoi poli dove si legge: Nec dum Terram fecerat, et flumina et cardines orbis Terrae; i quali cardini paiono indarno attribuiti al globo terrestre,

se egli sopra non se gli deve raggirare.

13-14. ad literam manca nel cod. V. — 19. raggirare, etc.

3. ruota, contribuisse gli, s — 13. molto bene manca nel cod. G, ma è dato dagli altri codici e dalla stampa. — 14. la conversione, G — 16. Il cod. G, il Marucelliano B. 1. 20, il Marciano Cl. IV, n. CCCCLXXXVII, il Casauatense 675, il Baldovinetti 236, l’Ambrosiano H. 226. Par. Inf., i Magliabechiani Cl. XI, 113, e II. IV. 215, il Marucelliano C. XVI. 3, il cod. 139 della Forteguerri di Pistoia, il cod. 2303 dell’Angelica di Roma, il cod. Bc. Mss. varii 116 della Nazionale di Torino, i Corsiniani 1937, 1090 e 701, ecc., leggono immobile ad literam movendosi, facendo punto dopo immobile o dopo ad literam. La stampa legge: immobile. Ad literam movendosi; ma la traduzione latina che accompagna la stampa, reca: Tandem, Terra iuxta hoc idem Systema circulariter se movente, ad literam intelligi possent eius Poli: e il cod. Riccardiano 2146, il Marciano Cl. IV, n. LIX, il Magliabechiano II. IX. 65, e il cod. LVI. 4. 6 della Biblioteca Guarnacci di Volterra leggono immobile. Finalmente ad literam movendosi. —

Dopo il testo della lettera, nel cod. G si legge: Oh vita pauperum Deus meus, in cuius sinu non est contradictio, plue mihi mitigationes in cor, ut patienter tales feram, qui non mihi hoc dicunt, quia divini sunt et in corde famuli tui viderunt quod dicunt, sed quia superbi sunt, nec noverunt Moysi sententiam, sed amant suam, non quia vera est, sed quia sua est. Ex 12 Conf. D. Aug., Oratio, prope finem; e così si legge, salvo differenze insignificanti, anche nel cod. Ambrosiano H. 226. Par. Inf., nei Corsiniani 701 e 1090, nel Casanatense 675, nel Marciano Cl. IV, n. CCCCLXXXVII, e nel cod. Fond italien 212 della Nazionale di Parigi. Invece nel cod. Riccardiano 2146, nei Magliabechiani Cl. XI, 113 e II. IX. 65, nell’Estense VIII. *. 17. nel cod. 2302 dell’Angelica di Roma, nei Casanatensi 2367 e 3339, noi cod. Bc. Mss. varii 116 della Nazionale di Torino, nel Marciano Cl. IV, n. LIX, nel cod. LVI. 4. 6 della Guarnacci di Volterra, nel codice di proprietà del sig.r Gamurrini di Arezzo, nel cod. Fond ital. 1507 della Nazionale di Parigi, nel cod. Harlingtoniano 4141 del Museo Britannico, come pure nella stampa, dopo il testo della lettera si legge: Naturam rerum invenire, difficile; et ubi inveneris, indicare in vulgus, nefas. Plato. In fine del cod. Marucelliano B. 1. 20, del Corsiniano 1937 e del cod. Nuovi Acquisti Galileiani, cass. I, n. 47, della Biblioteca Nazionale di Firenze, si trova la citazione di S. Agostino, seguita dalle parole Naturam rerum ecc.