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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/349


a madama cristina di lorena. 345

un’altra osservazione, nuovamente da me dimostrata nel corpo solare, voglio per ultimo mettere in considerazione; parlando sempre con quei medesimi riserbi di non esser talmente affezionato alle cose mie, che io voglia anteporle a quelle degli altri, e creder che di migliori e più conformi all’intenzione delle Sacre Lettere non se ne possino addurre.

Posto dunque, prima, che nel miracolo di Iosuè si fermasse tutto ’l sistema delle conversioni celesti, conforme al parere de’ sopra nominati autori, e questo acciò che, fermatone una sola, non si confondesser tutte le costituzioni e s’introducesse senza necessità gran perturbamento in tutto ’l corso della natura, vengo nel secondo luogo a considerare come il corpo solare, ben che stabile nell’istesso luogo, si rivolge però in sé stesso, facendo un’intera conversione in un mese in circa, sì come concludentemente mi par d’aver dimostrato nelle mie Lettere delle Macchie Solari: il qual movimento vegghiamo sensatamente esser, nella parte superior del globo, inclinato verso il mezo giorno, e quindi, verso la parte inferiore, piegarsi verso aquilone, nell’istesso modo appunto che si fanno i rivolgimenti di tutti gli orbi de’ pianeti. Terzo, riguardando noi alla nobiltà del Sole, ed essendo egli fonte di luce, dal qual pur, com’io necessariamente dimostro, non solamente la Luna e la Terra, ma tutti gli altri pianeti, nell’istesso modo per sé stessi tenebrosi, vengono illuminati, non credo che sarà lontano dal ben filosofare il dir che egli, come ministro massimo della natura e in certo modo anima e cuore del mondo, infonde a gli altri corpi che lo circondano non solo la luce, ma il moto ancora, col rigirarsi in sé medesimo; sì che, nell’istesso modo che, cessando ’l moto del cuore nell’animale, cesserebbono tutti gli altri movimenti delle sue membra, così, cessando la conversion del Sole, si fermerebbono le conversioni di tutti i pianeti. E come che della mirabil forza ed energia del Sole io potessi produrne gli assensi di molti gravi scrittori, voglio che mi basti un luogo solo del Beato Dionisio Areopagita nel libro De divinis nominibus; il quale del Sole scrive così: Lux etiam colligit convertitque ad se omnia, quae videntur, quae moventur, quae illustrantur, quae calescunt, et uno nomine ea quae ab eius splendore continentur. Itaque Sol Ilios dìcitur, quod omnia

14. par aver

27. cuore dell’animale, s — 30. potessi produrre gli, s — 33. Lux eius colligit, s — 35. Sol Ἥλιος dicitur, s —