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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/304

300 lettera a mons. piero dini

esaminare, ciò che egli scrive, io mi sono ingegnato di mostrarlo in una mia scrittura, per quanto da Dio benedetto mi è stato conceduto, non avendo mai altra mira che alla dignità di Santa Chiesa e non indirizzando ad altro fine le mie deboli fatiche; il qual purissimo e zelantissimo affetto son ben sicuro che in essa scrittura si scorgerà chiaro, quando per altro ella fusse piena d’errori o di cose di poco momento: e già l’averci inviata a V. S. Reverendissima, se alle mio tante e sì gravi indisposizioni non si fusse ultimamente aggiunto un assalto di dolori colici che m’ha travagliato assai; ma la manderò quanto prima. Anzi, per il medesimo zelo, vo mettendo insieme tutte le ragioni del Copernico, riducendole a chiarezza intelligibile da molti, dove ora sono assai difficili, e più aggiungendovi molte e molte altre considerazioni, fondate sempre sopra osservazioni celesti, sopra esperienze sensate e sopra incontri di effetti naturali, per offerirle poi a i piedi del Sommo Pastore ed all’infallibile determinazione di Santa Chiesa, che ne faccia quel capitale che parrà alla sua somma prudenza.

Quanto al parere del M. R. P. Grembergero, io veramente lo laudo, e volentieri lascio la fatica delle interpretazioni a quelli che intendono infinitamente più di me. Ma quella breve scrittura che mandai a V. S. Reverendissima è, come vede, una lettera privata, scritta più d’un anno fa all’amico mio, per esser letta da lui solo; ma avendon’egli, pur senza mia saputa, lasciato prender copia, e sentendo io che l’era venuta nelle mani di quel medesimo che tanto acerbamente m’aveva sin dal pulpito lacerato, e sapendo ch’ei l’aveva portata costà, giudicai ben fatto che ve ne fusse un’altra copia, per poterla in ogni occasione incontrare, e massime avendo quello ed altri suoi aderenti teologi sparso qua voce, come detta mia lettera era piena d’eresie. Non è, dunque, il mio pensiero di metter mano a impresa tanto superiore alle mie forze; se ben non si deve anco diffidare che la Benignità divina tal volta si degni di inspirare qualche raggio della sua immensa sapienza in intelletti umili, e massime quando son almeno adornati di sincero e santo zelo; oltre che, quando si abbino a concordar luoghi sacri con dottrine naturali nuove e non comuni, è necessario aver intera notizia di tali dottrine, non si potendo accordar due corde insieme col sentirne una sola. E se io conoscessi di potermi

3. che la dignità, M — 4. deboli forze; il, M — 5-6. si leggerà chiaro, M — 15. del Sommo Pontefice ed, M, Z, A — 26. occasione riscontrare, e, M, Z, A —