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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/289


a d. benedetto castelli 285

niente in comparazione dell’infinite conclusioni altissime e ammirande che in tale scienza si contengono.

Veda dunque la P.V. quanto, s’io non erro, disordinatamente procedino quelli che nelle dispute naturali, e che direttamente non sono de Fide, nella prima fronte costituiscono luoghi della Scrittura, e bene spesso malamente da loro intesi. Ma se questi tali veramente credono d’avere il vero senso di quel luogo particolar della Scrittura, ed in consequenza si tengon sicuri d’avere in mano l’assoluta verità della quistione che intendono di disputare, dichinmi appressò ingenuamente, se loro stimano, gran vantaggio aver colui che in una disputa naturale s’incontra a sostener il vero, vantaggio, dico, sopra l’altro a chi tocca sostener il falso? So che mi risponderanno di sì, e che quello che sostiene la parte vera, potrà aver mille esperienze e mille dimostrazioni necessarie per la parte sua, e che l’altro non può aver se non sofismi paralogismi e fallacie. Ma se loro, contenendosi dentro a’ termini naturali nè producendo altr’arme che le filosofiche, sanno d’essere tanto superiori all’avversario, perchè, nel venir poi al congresso, por subito mano a un’arme inevitabile e tremenda, che con la sola vista atterrisce ogni più destro ed esperto campione? Ma, s’io devo dir il vero, credo che essi sieno i primi atterriti, e che, sentendosi inabili a potere star forti contro gli assalti dell’avversario, tentino di trovar modo di non se lo lasciar accostare. Ma perchè, come ho detto pur ora, quello che ha la parte vera dalla sua, ha gran vantaggio, anzi grandissimo, sopra l’avversario, e perchè è impossibile che due verità si contrariino, però non doviamo temer d’assalti che ci venghino fatti da chi si voglia, pur che a noi ancora sia dato campo di parlare e d’essere ascoltati da persone intendenti e non soverchiamente alterate da proprie passioni e interessi.

In confermazione di che, vengo ora a considerare il luogo particolare di Giosuè, per il qual ella apportò a loro Altezze Serenissime tre dichiarazioni; e piglio la terza, che ella produsse come mia, sì come veramente è, ma v’aggiungo alcuna considerazione di più, qual non credo d’avergli detto altra volta.

Posto dunque e conceduto per ora all’avversario, che le parole

4-5. naturali, che non son de Fide, G — 9. dichimmi, G, G2; dichimino, M; dichino, F, P, A, Pogg. — 19. destro ed onorato campione, G — 28. soverchiamente ulcerati da prepostere passioni ed interessi, Pogg. — 30-31. apportò ad alcuni tre, Pr. —