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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/281


avvertimento. 277

possiamo dire di presentare anche questo documento in forma affatto nuova: che le precedenti ristampe avevano riprodotto, direttamente o indirettamente e ritoccandola qua e là, l’edizione, poco corretta, del 1636.

Alla lettera a Madama Cristina abbiamo fatto seguire, come già si è accennato, tre brevi scritture circa l’opinione Copernicana, che si leggono a car. 161r.- 167r e 173r. — 176r. del cod. Volpicelliano A1, che noi pensiamo siano state composte, o almeno diffuse, da Galileo durante il suo soggiorno in Roma nella fine del 1615 e nei primi mesi del 1616. Per vero dire, queste scritture, che nel codice sono prive di titolo, non portano quivi neppure alcun nome di autore: ma a Galileo ci pare di poterle ascrivere senza esitazione, e perchè vi ritornano così quel generale ordine di idee come particolari concetti che sono esposti nelle lettere al Castelli, al Dini, a Madama Cristina2, e perchè lo stile ha tutto il sapore del galileiano, e perchè già il 23 marzo 1615 il Nostro scriveva al Dini che, oltre all’avere ormai distesa la scrittura la quale poi indirizzò alla Granduchessa Madre, andava allora «mettendo insieme tutte le ragioni del Copernico, riducendole a chiarezza intelligibile da molti, dove ora sono assai difficili, e più aggiungendovi molte e molte altre considerazioni»3; e ciò si vede essere stato fatto appunto in queste che noi chiamammo Considerazioni circa l’opinione Copernicana, «le quali» scrive l’Autore «seranno solamente generali e atte a poter esser comprese senza molto studio e fatica anco da chi non fusse profondamente versato nelle scienze naturali ed astronomiche»4. Della terza scrittura (pag. 367-370) possiamo determinare anche più precisamente l’occasione. Essa infatti risponde punto per punto alle osservazioni contro il sistema Copernicano contenute in una lettera del Card. Bellarmino in data 12 aprile 16155, di cui Galileo, come sappiamo per sua testimonianza, teneva copia6: la qual lettera il Bellarmino aveva scritto al P. Paolo Antonio Foscarini7, che gli aveva mandato il suo opuscolo della mobilità della Terra e stabilità del Sole8.

Nel riprodurre dal manoscritto queste scritture, abbiamo corretto alcune lezioni manifestamente errate, che annotammo appiè di pagina, e le non rare forme

  1. Furono pubblicate da D. Berti, Antecedenti al processo galileiano e alla condanna della dottrina Copernicana, negli Atti della R. Accademia dei Lincei, Serie terza, Memorie della classe di scienze morali, storiche e filologiche, vol. X, Roma, 1882, pag. 78-91.
  2. Cfr., p. e., pag. 352, lin. 10-22, di queste scritture, con pag. 321, lin. 7-18, della lettera alla Granduchessa; pag. 355, lin. 1 e seg., di queste scritture, con pag. 297, lin. 11 e seg. della seconda lettera al Dini; pag. 355, lin. 35 e seg., con pag. 298, lin. 14 e seg.; pag. 359, lin. 27 e seg., con pag. 298, lin. 20 e seg., ecc.
  3. Pag. 300, lin. 10-13, di questo volume.
  4. Pag. 351, lin. 22-25.
  5. Cod. Volpicelliano A, car. 159r. — 160r. La lettera sarà da noi pubblicata al suo posto nel Carteggio.
  6. Berti, Il processo originale ecc., pag. 184.
  7. Continuiamo a chiamare questo famoso Carmelitano col nome di Foscarini, col quale è universalmente conosciuto, sebbene il suo vero nome fosse Scarini. Cfr. A. Favaro, Serie nona di scampoli Galileiani, negli Atti e Memorie della R. Accademia di scienze, lettere ed arti in Padova, Vol. X, 1894, pag. 38-36.
  8. Lettera del R.P.M. Paolo Antonio Foscarini Carmelitano, sopra l’opinione de' Pitagorici e del Copernico della mobilità della Terra e stabilità del Sole e del nuovo Pitagorico sistema del mondo ecc. In Napoli, per Lazaro Scoriggio, 1615.