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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/276

272 avvertimento.


Gli esemplari G, G2, V, F, P, A, R e quello che si trova nel codice Pavese, sono, respettivamente, delle mani medesime che trascrissero gli esemplari della lettera al Castelli contenuti negli stessi codici; e come concordano quanto alla scrittura gli uni con gli altri, così si corrispondono press’a poco, respettivamente, anche quanto al valore della lezione. Il codice Pavese è copia di G1, e perciò non occorse tenerne conto: G sembra il più corretto, e ad esso s’accostano per bontà di lezione, ma rimanendogli inferiori, V e M; G2 è spropositato quanto mai; F e P concordano tra loro quasi sempre, e nel testo e nelle piccole lacune, onde il loro accordo fu indicato, per brevità, con la sigla Z; A è copia recentissima e mal sicura; e copia recente è pure il cod. R. Noi ci siamo attenuti al cod. G, annotando con le solite norme nell’apparato critico le principali varianti degli altri e quelle lezioni di G che abbiamo creduto di dover correggere con l’appoggio soprattutto di V e M2.

Veniamo alla lettera alla Granduchessa Cristina di Lorena. Come questa scrittura fu stampata soltanto molti anni dopo ch’era stata composta, e l’edizione diventò presto assai rara, nè, tranne una ristampa fatta alla macchia3, fu più riprodotta fino al 18114, così, per contrario, se ne moltiplicarono le copie a penna; e moltissime ne giunsero fino a noi. Noi abbiamo studiato le seguenti:

1) V = cod. Volpicelliano A, car. 101r — 119r.; sec. XVII;

2) G = Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Galileiani, Par. IV, T. I, car. 23r. — 57t.; sec. XVII;

3) Biblioteca predetta, Nuovi Acquisti Galileiani, cassetta I, n. 47, pag. 1-47; sec. XVII;

    al Cocchi, e che noi non sappiamo quale sia. Siccome però il testo edito dal Targioni è spropositato e nulla offre di notevole, non ne abbiamo tenuto conto. Un frammento di questa lettera (dalle parole «direi, parermi», pag. 301, lin. 19, alle parole «della natura», pag. 303, lin. 18) è pure pubblicato, non è chiaro di su qual codice, nell’edizione Padovana delle Opere del Nostro (vol. II, pag. 563-564). Anche nel codice dal quale il Poggiali pubblicò la lettera al Castelli, si leggeva la seconda lettera al Dini, col falso indirizzo al «P. Abate Don Benedetto Castelli» (Poggiali, op. cit., pag. 150); ma, come già abbiamo detto, ignoriamo dove questo codice si trovi.

  1. Le ultime linee della lettera (da «con che le bacio», pag. 305, lin. 20, in seguito), che mancano nel cod. G, si leggono nel cod. Pavese, ma vi sono state aggiunte d’altra mano.
  2. A pag. 303, lin. 16, abbiamo corretto aequabiliter acceptas', dato da tutti i codici, in aequabiliter anticipatas, come legge la versione di Dionisio Areopagita fatta dal Perionio (Dionysn Areopagitae, Opera omnia ecc. Quae omnia a Ioachimo Perionio Benedictino Cormoeriaceno ecc. conversa sunt ecc. Lutetiae Parisiorum, apud Robertum Foüet ecc., M.D.XCVIII, car. 53r.), alla quale Galileo si attiene.
  3. Lettera del Signor Galileo Galilei Accademico Linceo scritta alla Granduchessa di Toscana. In cui teologicamente e con ragioni saldissime, cavate da' Padri più sentiti, si risponde alle calunnie di coloro, i quali a tutto potere si sforzarono non solo di sbandirne la sua opinione intorno alla constituzione delle parti dell'Universo, ma altresì di addurne una perpetua infamia alla sua persona. In Fiorenza, MDCCX. Forma come un’appendice, con frontespizio e numerazione a parte, al Dialogo di Galileo Galilei Linceo ecc. dove ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due massimi sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano ecc., in questa seconda impressione accresciuto di una lettera dello stesso non più stampata e di vari trattati di più autori, i quali si veggono nel fine del libro ecc. In Fiorenza, MDCCX. I bibliografi dicono che l’edizione è stata fatta, invece, a Napoli.
  4. Dopo l'edizione or ora citata, fu riprodotta per la prima volta nella prima edizione milanese delle Opere del Nostro (Milano, dalla Società Tipografica de’ Classici Italiani, vol. XIII, 1811, pag. 5-71).