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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/275


avvertimento. 271


M = Biblioteca Marciana, Cl. IV, cod. LIX, car. 2r. — 4r.; sec. XVIII1;

H = Museo Britannico, Harley Mss. 4141, car. 1r. — 8t.; sec. XVII.

Questi codici non presentano tra sè così gravi differenze come quelle che distinguono i manoscritti della lettera a Don Benedetto: tuttavia il cod. G apparisce in generale più corretto, onde noi l’abbiamo seguito nella nostra edizione, registrando bensì, conforme siamo soliti, appiè di pagina le varietà più importanti offerte dagli altri, e insieme quelle lezioni del codice preferito che non abbiamo accettate nel testo. Quanto al cod. M, dobbiamo avvertire ch’esso è stato corretto in moltissimi luoghi dalla mano dello stesso trascrittore, ed è credibile che queste correzioni rappresentino il frutto della collazione con un altro manoscritto: la lezione originaria di M è deturpata da gravissimi errori; invece il testo quale resulta quando si tenga conto delle correzioni, è per lo più pulito, ma talora fa anche nascere sospetto che il correttore abbia emendato arbitrariamente qualche frase2. E' caso non raro che la lezione nata da tali correzioni non sia suffragata dal consenso d’alcun altro manoscritto. Abbiamo indicato con M quelle varianti che provengono da passi dove non si esercitò l’opera del recensore, distinguendo poi, dove vi sono correzioni, con M1 le lezioni originarie e con M2 le correzioni.

La seconda lettera al Dini, de’ 23 marzo 1615, è giunta fino a noi in un maggior numero di copie che non la prima. Noi possiamo indicare le appresso:

G = Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Galileiani, Par. IV, T. I, già citato, car. 18r. — 21br.;

G = Biblioteca predetta, Nuovi Acquisti Galileiani, cassetta I, n. 47 bis, già citato, car. 12t. — 26r.;

V = cod. Volpicelliano A, già citato, car. 193r. — 197t.;

M = Biblioteca Marciana, Cl. IV, cod. LX, car. 2r. — 13r.; sec. XVII3;

F = Biblioteca Forteguerri di Pistoia, cod. 139 (C. 197), già citato, car. 7r. — 15r.;

P = codice già citato dell’Archivio di Stato in Pisa, car. 55r. — 60t.;

A = Biblioteca Angelica, cod. 2303, già citato, car. 172r. — 181t.;

R = esemplare acefalo (comincia con le parole «l’avermi V. S. Reverendissima», pag. 301, lin. 4), in appendice al num. 12 (antico num. 14, Lettera di Galileo a F. Ingoli) nel cod. miscellaneo 3805, già citato, della Biblioteca Riccardiana;

Cod. 562, già citato, della Biblioteca Universitaria di Pavia, car. 18r. — 22r.4

  1. Questo è il codice dal quale pubblicò la lettera Iacopo Morelli, I codici manoscritti volgari della libreria Naniana ecc. In Venezia, MDCCLXXVI, pag. 191-194. Il Morelli, che fu il primo editore di tale scrittura, riproduce la lezione del codice come risulta quando si tenga conto delle correzioni che sono nel codice stesso e delle quali parliamo più avanti.
  2. Vedi, p. e., le lezioni che registriamo tra le varianti a pag. 294, lin. 8-9 e 10.
  3. Da questo codice pubblicò la lettera il Morelli, op. cit., pag. 195-201.
  4. Il Targioni Tozzetti, op. cit., T. II, Par. I, pag. 29-81, pubblica le prime pagine della lettera (fino alle parole «ignudi dell’osservazioni», pag.299, lin. 11) da un codice ch’egli dice aver appartenuto