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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/271


avvertimento. 267

circa l’opinione Copernicana noi crediamo di poter ravvisare in alcune considerazioni che ci furono conservate, in unico esemplare, nel codice Volpicelliano A della R. Accademia dei Lincei, e che ora pubblichiamo insieme con la lettera al Castelli del 21 dicembre 1613, le due al Dini dei 16 febbraio e 23 marzo 1615, e quella alla Granduchessa Madre: le quali abbiamo stimato opportuno di riprodurre qui unite, perchè ad un solo argomento si riferiscono, e perchè anche le lettere al Castelli e al Dini, sebbene siano state in origine veri e propri documenti epistolari, pure, per la diffusione che ricevettero fin dall’età galileiana, esercitarono l’ufficio di trattati.

Venendo ora a dire partitamente dei modi tenuti nella nostra pubblicazione, e cominciando dalla lettera a Don Benedetto, questa, della quale manca l’autografo (come manca anche delle altre scritture che le facciamo seguire)1, ci è stata conservata da molte copie, tra cui sono a nostra conoscenza le seguenti:

G = Biblioteca Nazionale di Firenze, Mss. Galileiani, Par. IV, T. I, car. Sr. — 10r.; sec. XVII;

G1 = Biblioteca e codice predetti, car. 11r. — 13r.; esemplare acefalo, che comincia con le parole «[inciden]temente di Terra» (pag. 283, lin. 16); sec. XVII2

G2 = Biblioteca predetta, Nuovi Acquisti Galileiani, cassetta I, n. 47bis, car. 1r. — 12r.; sec. XVII;

V = cod. Volpicelliano A, già citato, car. 198r. — 201t.; sec. XVII;

Pr. = Archivio del S. Ufficio, nell’Archivio Vaticano, Vol. 1181, che contiene il Processo di Galileo, car. 343r. — 346r.; esemplare acefalo, che comincia con le parole «Quanto alla prima domanda» (pag. 282, lin. 7); sec. XVII3;

H = Museo Britannico, Harley Mss. 7014, car. 221-222; esemplare acefalo, che comincia con le parole «In confirmazione di che» (pag. 285, lin. 29); sec. XVII.

M = Biblioteca Marucelliana, num. 7 nel cod. miscellaneo A. LXXI; sec. XVII;

F = Biblioteca Forteguerri di Pistoia, cod. 139 (C.197), car. 1r. — 6t.; sec. XVII;

P = codice dell’Archivio di Stato in Pisa, car. 50r. — 54t.; sec. XVIII;

A = Biblioteca Angelica, cod. 2303, car. 162r. — 170t.; non anteriore all’anno 1818;

Cod. 562 della Biblioteca Universitaria di Pavia, car. 14r. — 17r.; sec. XIX;

Num. 13 nel cod. miscellaneo 3805 (Mss. Lami, vol. 43, Scienze naturali, T. XXXI) della Biblioteca Riccardiana; sec. XVIII.

  1. Della lettera al Castelli non potè trovar l'originale, «per diligenze fatte», neppure il Sant'Uffizio, subito dopo la denunzia dcl Lorini: il Castelli l'aveva restituito a Galileo, si può credere dietro sua domanda, già prima della fine del febbraio 1615. Vedi Berti, op. cit., pag. 116, 132 e 141.
  2. E' questo il codice dal quale G. Targioni Tozzetti trasse quel frammento della lettera al Castelli, che pubblicò nelle Notizie degli aggrandimenti delle scienze fisiche ecc. In Firenze, MDCCLXXX, T. II, Par. I, pag. 22-26. Il Targioni dice (T. I, pag. 58) d'aver trovato l'esemplare di cui si servì, «fra i fogli del dott. Antonio Cocchi, donati da S. A. R. alla Biblioteca Pub. Magliabechiana».
  3. Da questo codice la lettera è riprodotta diplomaticamente nella citata opera del Berti, pag. 124-131.