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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/252


istoria e dimostrazioni


Ma più meravigliosa cagione dell’occultazione di tal una di loro è quella che deriva da gli eclissi varii a i quali sono variamente soggette mercè delle diverse inclinazioni del cono dell’ombra dell’istesso corpo di Giove; il quale accidente confesso a V. S. che mi travagliò non poco, avanti che la sua cagione mi cadesse in mente. Sono tali eclissi ora di lunga durazione ora di breve, e tal ora invisibili a noi; e queste diversità nascono dal movimento annuo della Terra, dalle diverse latitudini di Giove, e dall’essere il pianeta che si eclissa de i più vicini o de’ più lontani da esso Giove, come più distintamente sentirà V. S. a suo tempo: in questo anno e ne i due seguenti non aremo ecclissi grandi; tuttavia quello che si vedrà, sarà questo. Delle due stelle orientali della notte 24 d’Aprile, la più remota da Giove si vedrà nel modo e nel tempo descritto; ma l’altra, più vicina, non apparirà, ben che separata da Giove, restando immersa nell’ombra di quello: ma circa le cinque ore di notte uscendo dalle tenebre, vedrassi improvisamente comparire, lontana da Giove quasi due diametri di esso. Il 27 pur di Aprile il pianeta orientale prossimo a Giove non si vedrà sino circa le 4 ore di notte, dimorando sino a quel tempo nell’ombra; uscirà poi repentinamente, e scorgerassi già lontano da Giove quasi un diametro e mezzo. Osservando diligentemente la sera del primo di Maggio, si vedrà la stella orientale vicinissima a Giove, ma non prima che da esso si sarà allontanata per un semidiametro di esso Giove, restando prima nelle tenebre; ed un simile effetto si vedrà li otto dell’istesso mese. Altri eclissi più notabili e maggiori, che seguiranno dopo, gli saranno da me mandati con l’altre costituzioni.

Voglio finalmente mettere in considerazione al discretissimo suo giudizio che non voglia prender meraviglia, anzi che faccia mie scuse, se quanto gli propongo non riscontrasse così puntualmente con l’esperienze e osservazioni da farsi da lei o da altri, perchè molte sono le occasioni dell’errare. Una, e quasi inevitabile, è l’inavvertenza del calcolo; oltre a questo, la piccolezza di questi pianeti e l’osservarsi col telescopio, che tanto e tanto aggrandisce ogni oggetto veduto, fa che circa i congressi e le distanze di tali stelle l’error solo di un minuto secondo si fa più apparente e notabile che altro fallo mille volte maggiore ne gli aspetti dell’altre stelle; ma, quello che più importa, la novità della cosa e la

10. ne i dui, s — 31. inavertenza, s —