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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/238

238 istoria e dimostrazioni

l’errare, mi rendono grandemente confuso. Ma siami per una volta permesso di usare un poco di temerità; la quale mi dovrà tanto più benignamente esser da V. S. perdonata, quanto io la confesso per tale, [Predizione delle mutazioni di Saturno per coniettura.] e mi protesto che non intendo di registrar quello che son per predire tra le proposizioni dipendenti da principi certi e conclusioni sicure, ma solo da alcune mie verisimili conietture, le quali allora farò palesi, quando mi bisogneranno o per mostrare la scusabile probabilità dell’opinione alla quale per ora inclino, o per stabilire la certezza dell’assunta conclusione, qual volta il mio pensiero incontri la verità. Le proposizioni son queste: Le due minori stelle Saturnie, le quali di presente stanno celate, forse si scopriranno un poco per due mesi intorno al solstizio estivo dell’anno prossimo futuro 1613, e poi s’asconderanno, restando celate sin verso il brumai solstizio dell’anno 1614; circa il qual tempo potrebbe accadere che di nuovo per qualche mese facessero di sè alcuna mostra, tornando poi di nuovo ad ascondersi sin presso all’altra seguente bruma; al qual tempo credo bene con maggior risolutezza che torneranno a comparire, nè più si asconderanno, se non che nel seguente solstizio estivo, che sarà dell’anno 1615, accenneranno alquanto di volersi occultare, ma non però credo che si asconderanno interamente, ma ben, tornando poco dopo a palesarsi, le vedremo distintissime e più che mai lucide e grandi; e quasi risolutamente ardirei di dire che le vedremo per molti anni senza interrompimento veruno. Sì come, dunque, del ritorno io non ne dubito, così vo con riserbo ne gli altri particolari accidenti, fondati per ora solamente su probabil coniettura: ma, succedine così per appunto o in altro modo, dico bene a V. S. che questa stella ancora, e forse non meri che l’apparenza di Venere cornicolata, con ammirabil maniera concorre all’accordamento del gran sistema Copernicano, al cui palesamento universale veggonsi propizii venti indirizzarci con tanto lucide scorte, che ormai poco ci resta da temere tenebre o traversie.

Finisco di occupar più V. S. Illustrissima, ma non senza pregarla

1.rendeno, s — 21. doppo, s — le vedremo distintamente e più, s — 29-30. universale vedesi con aura tanto propizia e con tanto lucide scorte indirizzarci la divina Bontà, che ormai, A. Sopra la divina Bontà Galileo scrisse Nume favorevole; e in margine scrisse pure indirizzato ’l nostro cammino, sottolineando indirizzarci la divina Bontà. In B l’amanuense trascrisse: vedesi con aura tanto propizia e con tanto lucide scorte indirizarci Nume favorevole; e Galileo sottolineò Nume favorevole, scrivendo in margine la divina Bontà. —