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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/234

234 istoria e dimostrazioni

regolarità; il che non ben consuona con alcuna probabil filosofia. Sarà, di più, necessario porle più numerose di tutte l’altre visibili stelle: perchè, se noi riguarderemo la moltitudine e grandezza di tutte le macchie che tal volta si son vedute sotto l’emisferio del Sole, e quelle andremo risolvendo in particelle così piccole che divenghino incospicue, troveremo bisognar che necessariamente le siano molte centinaia; ed essendo, di più, credibile che altre ne siano non solamente sopra l’altro emisferio, ma dalle bande ancora del Sole, non si potrà ragionevolmente sfuggire di dover porle oltre al migliaio. Or qual simmetria si andrà conservando tra le lontananze delle stelle erranti ed i tempi delle lor conversioni, se discendendo dall’immenso cerchio di Saturno sin all’angustissimo di Mercurio non s’incontrano più di 12 stelle nè più di 6 conversioni di periodi differenti intorno al Sole, dovendone poi collocar centinaia e migliaia dentro a così piccolo orbe? che pur saria necessario racchiuderle dentro alle digressioni di Mercurio, poi che già mai non si rendono visibili in aspetto lucido e separate dal Sole. Ma che dico io di racchiuderle dentro all’orbe di Mercurio? diciamo pure, che essendosi necessariamente dimostrato, le macchie esser tutte contigue o insensibilmente remote dalla superficie del Sole, bisogna, a chi le vuol far creder congerie di minute stelle, trovar prima modo di persuadere che sopra la solar superficie molte e molte centinaia di globi oscuri e densi [Ridicoli urti e calea di folte stelle.] vadino serpendo con differenti velocitadi, e spesso urtandosi e tra di loro facendosi ostacolo, onde le scorse de’ più veloci restino per alcuni giorni impedite da i più pigri; sì che dal concorso di gran moltitudine si formino in molti luoghi varii drappelli, di ampiezza a noi visibile, sin tanto che la calca della sopravvegnente moltitudine, sforzando finalmente i precedenti, si faccia strada e si disperda il gregge.

A grandi angustie bisogna ridursi: e poi, per sostener che? e con quale efficacia dimostrato? Per mantenere la materia celeste aliena dalle condizioni elementari, insino da ogni picciola alterazioncella. [Alterazioni non sono inconvenienti nè di pregiudicio al cielo.] Se quella che vien chiamata corruzzione fosse annichilazione, averebbono i Peripatetici qualche ragione a essergli così nemici; ma se non è altro che una mutazione, non merita cotanto odio; nè panni che ragionevolmente alcuno si querelasse della corruzion dell’uovo,

6. inconspicue, B, s — 9. di porle, A, B; in B Galileo aggiunse, di sua mano, dover.— 27. sopravegnente, B, s —