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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/232

232 istoria e dimostrazioni

molto diligenti e continuate osservazioni; perchè mi persuado che alcune difficoltà gli averebbono resi non poco dubbn e perplessi nell'accomodare una tal posizione alle apparenze. Perchè, se bene è vero in genere che molti oggetti, ben che per la lor piccolezza o lontananza invisibili ciascuno per sè solo, uniti insieme possono formare un aggregato che divenga percettibile alla nostra vista, tuttavia non è da fermarsi su questa generalità, ma bisogna che descendiamo a i particolari proprn delle stelle ed a quelli che si osservano nelle macchie, e che diligentemente andiamo esaminando, con qual concordia questi e quelli possino mischiarsi e convenire insieme; e per non far come quel castellano che, sendo con piccol numero di soldati alla difesa d'una fortezza, per soccorrer quella parte che vede assalita vi accorre con tutte le forze lasciando intanto altri luoghi indifesi ed aperti, conviene che, mentre ci sforziamo di difender l'immutabilità del cielo, non ci scordiamo de i pericoli a i quali per avventura potriano restar esposte altre proposizioni, pur necessarie alla conservazione della filosofia peripatetica1. E però, se questa deve restare nella sua integrità e saldezza, conviene che, per mantenimento d'altre sue proposizioni, diciamo primieramente, delle stelle altre esser fisse, altre erranti: chiamando fisse quelle che, sendo tutte in un medesimo cielo, al moto di quello si muovono tutte, restando intanto immobili tra di loro; ma erranti, quelle.che hanno ogn'una per sè movimento proprio: affermando di più, che le conversioni non meno di queste che di quelle sono ciascheduna equabile in sè medesima, non convenendo dare alle lor motrici intelligenze briga di affaticarsi or più or meno, che saria condizione troppo repugnante alla nobiltà ed alla inalterabilità loro e delle sfere.

Stanti queste proposizioni, non si può, primieramente, dire che tali stelle solari sien fisse; perchè, quando non si mutassero tra di loro, impossibil sarebbe vedere

2. dubn, s — 10. meschiarsi, s — 28. che le stelle solari, A, B —
  1. A questo passo si riferisce il seguente frammento, che si legge, scritto di mano di Galileo e cancellato, sul margine del foglio nel cod. A: «Peripatetici simili a i deboli difensori di una fortezza, li quali, vedendola assalir da una banda, accorrono tutti là, non curando intanto di lasciar senza difesa gli altri luoghi, a i quali l’inimico più numeroso si volta, vedendogli sprovvisti. Ora i Peripatetici, per soccorrer [il manoscritto: soccorer] ali’imminente pericolo della alterabilità del cielo, corrono alla difesa con dir le macchie essere stelle; e intanto lasciano indi’ altri aditi aperti agli assalti inimici, perchè non più vien salvato il numero settenario de i pianeti, non la lor conversione intorno alla Terra, non la regolarità de i lor movimenti, etc.