Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/223


intorno alle macchie solari ecc. 223

della Terra, tenebrose e nere1. Di più, gran sicurezza doveremo noi pur prender dell’efficace reflession della Terra, dal veder quanto lume [Riflession efficace della Terra.] si sparga in una stanza priva d’ogn’altra luce, e solo lllummata dalla reflession di qualche muro oppostogli e tocco dal Sole2 ancor che tal reflessione passi per un foro così angusto, che dal luogo dove ella vien ricevuta non apparisca il suo diametro sottendere ad angolo maggiore che ’l visual diametro della Luna; nulla di meno tal luce secondaria è così potente, che, ripercossa e rimandata dalla prima in una seconda stanza, sarà ancor tanta che non punto cederà alla prima reflessione della Luna: di che si ha chiara e facile esperienza dal veder che più agevolmente leggeremo un libro con la seconda reflession del muro, che con la prima della Luna. Aggiungo finalmente, che pochi saranno quelli a’ quali, scorgendo di notte da lontano qualche fiamma sopra d’un monte, non sia accaduto star in dubbio, se fosse un fuoco o una stella radente l’orizonte, non ci apparendo il lume della stella superiore a quel d’una fiamma; dal che ben si può credere che se la Terra fosse tutta ardente e piena di fiamme, veduta dalla parte tenebrosa della Luna, si mostrerebbe non men lucida d’una stella: ma ogni sasso ed ogni zolla percossa dal Sole è assai più lucida che se ardesse; il che si conoscerà facilmente, accostando una candela accesa appresso una pietra o un legno direttamente ferito dal raggio solare, al cui paragone la fiamma resta invisibile: adunque la Terra, percossa dal Sole, veduta dalla parte tenebrosa della Luna, si mostrerà lucida come ogn’altra stella; e tanto maggior lume refletterà nella Luna, quanto ella vi si dimostra di smisurata grandezza, cioè di superflcie circa 12 volte maggiore di quello che la Luna apparisce a noi; oltre che, trovan-

5.riflessione, s — 11. un libro manca in A; in B è aggiunto di mano di Galileo. — 15. radente l’orizonte manca in A; in B è aggiunto di mano di Galileo. —
  1. Da «ma le medesime» (pag. 222, lin. 31) a «nere» in A è aggiunto in margine, ma non vi si leggono le parole «poi la notte, non men della Terra», che sono aggiunte, di mano di Galileo, in B.
  2. Dopo «Sole» nel cod. B continua: «la qual luce secondaria è così potente ecc.», seguitando con ciò che si legge a lin. 8 e seg. Anche nel cod. A leggesi come in B; ma nell’autografo le parole «la qual» sono cancellate, e su di un cartellino, incollato sul margine, è ad esse sostituito, di mano di Galileo, il tratto da «ancor che» a «nulla di meno tal» (lin. 4-7). Questa modificazione fu inviata da Galileo a Federico Cesi con la già citata lettera dei 25 gennaio 1613. S’avverta pure che nel cartellino di A si legge, a lin. 5, passi per un occhio così angusto; ma foro si legge invece nella lettera ora ricordata.