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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/216

216 istoria e dimostrazioni

seguente giorno cresciuta un’ottavo: ma ella ne crebbe più di sette: adunque necessariamente rade la solar superficie.

E perchè1 questo è uno de’ capi principali che in questa materia venghino trattati, non devo pretermetter di considerare alcune altre osservazioni che Apelle produce a fac. 43 e 44 [pag. 63, lin. 7 e seg.], dalle quali ei pur tenta di persuadere la lontananza delle macchie dal Sole, usando la medesima maniera di argumentare, tolta dalla disegualità de’ tempi della dimora sotto ’l disco solare. La quale quando fosse come Apelle scrive, convincerebbe necessariamente, le macchie non solamente non esser nel Sole, ma nè anco ad esso vicine a gran pezzo: anzi, di più, pigliando i movimenti di quelle esser in genere equabili ed uniformi, sì come la somma dell’accuratissime osservazioni mi dimostra, è impossibile assolutamente, come di sopra ho dimostrato, che simili differenze di tempi, quali in questo luogo pone Apelle, possino ritrovarsi già mai, se non quando alcune delle macchie passassero per linee lontane dal centro del disco non pur li gradi al più da me osservati, ma 50 e 60 e più; il che repugna non solo alle mie osservazioni, ma a queste medesime che Apelle produce: delle quali la macchia G passa per il centro stesso, come si vede nel disegno del giorno di Marzo; la E, come dimostra il disegno del 25 di Marzo, non passa lontana gradi, nè anco 24; l’istesso accade alla macchia H, come si vede nel disegno del giorno dell’istesso mese. Poste queste cose, egli appresso soggiugne, la macchia E essere stata sotto il Sole al meno 12 giorni interi; ma la G, 11 al più; e la H, al più 9. Ma come è possibile che la macchia G, che traversa tutto il diametro, passi in manco tempo che la E, che passa lontana dal centro più di gradi? e che tra il tempo del passaggio di questa e dell’altra H vi sia differenza tre giorni o più, ben che passino in paralleli poco o nulla differenti? e come2 s’è scordato Apelle

6. delle macchie del Sole, s — 24. intieri, s —
  1. Da «E perchè» fino a «compartite e disposte - (pag. 219, lin. 24), in A si legge su due carte inserite. In B questa aggiunta fu trascritta al suo posto.
  2. Da «e come» a «verso gli estremi» (pag. 217, lin. 4) in A fu aggiunto da Galileo sul margine, e in B, pur di mano di Galileo, su di un cartellino incollato sul margine; sul qual cartellino Galileo trascrisse pure il tratto che segue dopo «gli estremi», fino a «periodi differenti» (lin. 6), che era stato omesso per errore dall’amanuense. La lezione del cartellino di B è conforme alla lezione della stampa, dalla quale differisce la lezione di A in questi particolari: pag. 217, lin. 1, che di sopra; lin. 3, sotto ’l Sole che quelle; lin. 4-5, assoluti, o vero insognerebbe dire.