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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/202

202 istoria e dimostrazioni

per lo più, se non sempre, accade in contrario, sì perchè la rarefazione e condensazione, accidenti non negati alle macchie, son bastanti per render ragione di tal effetto, e forse non men di quello che Apelle n’apporta dicendo che l’irradiazione più diretta e più forte, fatta quando la macchia è intorno al mezo del disco che quando è vicina alla circonferenza, produce tal diminuzion di negrezza. Perchè, ripigliando la sua figura e rileggendo la sua dimostrazione, dico non esser vero che i raggi derivanti dalla superficie AG sieno debilissimi per l’inclinazione sferica del Sole in quella parte: anzi, diffondendosi da ogni punto della superficie del Sole non un raggio solo, ma una sfera immensa di lume, non è punto alcuno delle superficie superiori ed averse all’occhio, di amendue le macchie D ed IK, al quale non pervenghino egualmente raggi, onde esse macchie restino egualmente illustrate. Nè parimente è vero che i raggi della superficie declive AG pervenghino più debili all’occhio che quelli di mezo; come l’esperienza ci dimostra. E però’, per mio parere, meglio per avventura sarebbe il dire (qual volta non si volesse ricorrere al più o men denso e raro) che l’istessa macchia appar meno oscura intorno al centro che verso l’estremità, perchè qui vien veduta per coltello e quivi per piatto, accadendo in questo l’istesso che in una piastra di vetro, la quale veduta per taglio appare oscura e opaca molto, ma per piano chiara e trasparente; e questo servirebbe per argomento a dimostrar che la larghezza di tali macchie è molto maggior che la loro profondità.

[Macchie non lagune nè cavità nel corpo solare.]Quello che si soggiugne per provare che le macchie non son lagune [fac. 22, ver. 20; fac. 32, ver. 8. [pag. 51, lin. 11]] lagune o cavernose voragini del corpo solare, si può liberamente concedere tutto, perchè io non credo che alcuno sia per introdur mai una tale opinione per vera. Ma perchè nè io nè, che io sappia, altri ha con-

5. del Sole, A, B; in B Galileo corresse, di proprio pugno, Sole in disco, — 9. Dopo parte, in A si legge, cancellato, quanto segue: «anzi, sendo l’arco AG molto maggiore di quello a cui sottende la macchia IK, maggior quantità di raggi escono da quello che da questo, partendosi da ogni punto della superficie solare una sfera immensa di lume, li quali». — 27. per produr mai, A (produr è di lettura incerta) —

nota

1

  1. In luogo del tratto da «E però» a «intorno» (lin. 18), prima Galileo aveva scritto: «Meglio, dunque, è dire che l’istessa macchia appar meno oscura intorno», come si legge in A e B. In A queste parole furono coperte con un cartellino, sul quale, di mano di Galileo, si legge: «E però, per mio parere, meglio sarebbe ’l dire, qual volta non si volesse ricorrere al più e men denso, che l’istessa macchia appar meno oscura intorno»; in lì Galileo corresse, di proprio pugno, conforme a quello che si legge nella stampa.