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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/190

190 istoria e dimostrazioni

demie e da tutta la città vien gradito lo scrivere più in questo che in altro idioma. Ma in oltre ci ho auto un altro mio particolar interesse, ed è il non privarmi delle risposte di V. S. in tal lingua vedute da me e da gli amici miei con molto maggior diletto e meraviglia che se fossero scritte del più purgato stile latino; e parci, nel leggere lettere di locuzione tanto propria, che Firenze estenda i suoi confini, anzi il recinto delle sue mura, sino in Augusta.

[Conclusioni vere del Discorso dell’autore delle Cose che stanno su l’acqua; e chi le contradica.]Quello che V. S. mi scrive essergli intervenuto nel leggere il mio trattato Delle cose che stanno su l’acqua, cioè che quelli che da principio gli parvero paradossi, in ultimo gli riuscirono conclusioni vere e manifestamente dimostrate, sappia che è accaduto qua a molti, reputati per altri lor giudizii persone di gusto perfetto e saldo discorso. Restano solamente in contradizzione alcuni severi difensori di ogni minuzia peripatetica, li quali, per quel che io posso comprendere, educati e nutriti sin dalla prima infanzia de i lor studii in questa opinione, che il filosofare non sia nè possa esser altro che un far gran pratica sopra i testi di Aristotele, sì che prontamente ed in gran numero si possino da diversi luoghi raccòrre ed accozzare per le prove di qualunque proposto problema, non vogliono mai sollevar gli occhi da quelle carte, quasi che questo gran libro del mondo non fosse scritto dalla natura per esser letto da altri che da Aristotele, e che gli occhi suoi avessero a vedere per tutta la sua posterità. Questi, che si sottopongono a così strette leggi, mi fanno sovvenire di certi obblighi a i quali tal volta per ischerzo si astringono capricciosi pittori, di voler rappresentare un volto umano o altra figura con l’accozzamento ora de’ soli strumenti dell’agricoltura, ora de’ frutti solamente o de i fiori di questa di quella stagione: lo quali bizzarrie, sin che vengono proposte per ischerzo, son belle e piacevoli, e mostrano maggior perspicacità in questo artefice che in quello, secondo che egli averà saputo più acconciamente elegger ed applicar questa cosa o quella alla parte imitata; ma se alcuno, per aver forse consumati tutti i suoi studii in simil foggia di dipignere,Acca-

2. avuto, s — 7. sino in Germania, A; e sopra Germania, che non’è cancellato, pur di mano di Galileo si legge Augusta. — 13. defensori, s — 22-23. Dopo posterità si legge in A, di mano di Galileo e cancellato, quanto segue: concetto veramente troppo timido, per non dir basso, e da persona degna per suo castigo di esser condennata in vita in un'oscura carcere con un testo d’Aristotele. — 24. oblighi, s — 25. i capricciosi pittori, B, s — 25-26. rappresentare una figura umana altro animale con l’accozzamento, A — 26, d’agricoltura, B, s — 28. bizzarie, s —