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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/140

140 istoria e dimostrazioni

ambiguità, vengono inspirati ad alcuno metodi necessarii, onde s’intenda, la generazion delle comete esser nella regione celeste: a questo, come testimonio che presto trascorre e manca, resta ritroso il numero maggiore di quelli che insegnano a gli altri: eccoci mandate nuove fiamme di più lunga durazione, in figura di stelle lucidissime, prodotte pure e poi dissolutesi nelle remotissime parti del Cielo: nè basta questo per piegar quelli alla mente de i quali non arrivano le necessità delle dimostrazioni geometriche: ecco finalmente scoperto in quella parte del Cielo che meritamente la più pura e sincera stimar si deve, dico in faccia del Sole stesso, prodursi continuamente ed in brevi tempi dissolversi innumerabile moltitudine di materie oscure dense e caliginose; eccoci una vicissitudine di produzioni e disfacimenti che non finirà in tempi brevi, ma, durando in tutti i futuri secoli, darà tempo a gl’ingegni umani di osservare quanto lor piacerà, e di apprendere quelle dottrine che del sito loro gli possa rendere sicuri. Ben che anco in questa parte doviamo riconoscere la benignità divina; poi che di assai facile e presta apprensione son quei mezi che per simile intelligenza ci bastano; e chi non è capace di più, procuri di aver disegni fatti in regioni remotissime, e gli conferisca con i fatti da se ne gli stessi giorni, che assolutamente gli ritroverà aggiustarsi con i suoi: ed io pur ora ne ho ricevuti alcuni fatti [Confrontazioni delle macchie vedute da diversi luoghi.] in Bruxelles dal Sig. Daniello Antonini ne i giorni 11, 12, 13, 14, e 21 di Luglio, li quali si adattano a capello con i miei e con altri mandatimi di Roma dal Sig. Lodovico Cigoli, famosissimo pittore ed architetto; argomento che dovrebbe bastar per sè solo a persuader ogn’uno, tali macchie esser di lungo tratto superiori alla Luna.

anche avvertire che, col consenso costante delle due copie autografe della terza stesura e della car. 74 del cod. Volpicelliano, abbiamo corretto i seguenti luoghi della stampa: pag. 139, lin. 1, avuta; lin. 8, Anzi dico; lin. 9, stante vere; lin. 18, rimoverci.

26. Dopo Luna si legge in A, di pugno di Galileo, ma cancellato, quanto segue: Besterà per l’avvenire campo a i fisici di specolare circa la sustanza e la maniera del prodursi ed in brevi tempi dissolversi moli così vaste, che di lunga mano superano, alcune di loro, in grandezza e tutta l’Affrica e l’Asia e l’una e l’altra America. Intorno al qual problema io non ardirei affermar di certo cosa alcuna e solo metterei in considerazione a gli specolativi come il cader che fanno tutte in quella striscia del globo solare che soggiace alla parte del cielo per cui trascorrono e vagano i pianeti, e non altrove, dà qualche segno che essi pianeti ancora possin esser a parte di tale effetto. E quando, conforme all’opinione di qualche famoso antico, fosse a sì gran lampada sumministrato qualche restauramento all’espansion di tanta luce da i pianeti che intorno se gli raggirano, certo, dovendo correrci per le brevissime strade, non potrebbe arrivar in altre parti della solar superficie. Anche in B si legge questo brano, ma cade nella pagina che fu rifatta dal Volpicelli (di che vedi l’Avvertimento) e presenta