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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/138

138 istoria e dimostrazioni

naturale; ma un falso ed inveterato concetto, che i corpi celesti fossero esenti da ogni alterazione e mutazione, fece credere che tal macchia [Macchia creduta Marcurio] interposto tra il Sole e noi, e ciò non senza vergogna de gli astronomi di quell’età: e tale fu senza alcun dubbio quella di cui si fa menzione ne gli Annali ed Istorie de i Franzesi ex Bibliotheca P. Pithoei I. C., stampat’in Parigi l’anno 1588, dove, nella vita di Carlo Magno a fogli 62, si legge essersi per otto giorni continui veduta dal popol di Francia una macchia nera nel disco solare, della quale l’ingresso e l’uscita per l’impedimento delle nugole non potette esser osservata, e fu creduta esser Mercurio allora congiunto col Sole. Ma questo è troppo grand’errore, essendo che Mercurio non può restar congiunto col Sole nè anco per lo spazio di ore sette; tale è il suo movimento, quando si viene a interporre tra ’l Sole e noi. Fu, dunque, tal fenomeno assolutamente una delle macchie grandissima [Macchie grandi da vedersi.] ed oscurissima; e delle simili se ne potranno incontrare ancora pe l’avvenire, e forse, applicandoci diligente osservazione, ne potremo veder alcuna in breve tempo. Se questo scoprimento fosse seguito alcuni anni avanti, averebbe levat’al Keplero la fatica d’interpretar e salvar questo luogo con le alterazioni del testo ed altre emendazioni di tempi: sopra di che io non starò al presente ad affaticarmi, sicuro che detto autore, come vero filosofo e non renitente alle cose manifeste, non prima sentirà queste mie osservazioni e discorsi, che gli presterà tutto l’assenso.

Ora, per raccòr qualche frutto dalle inopinate meraviglie che sino a questa nostra età sono state celate, sarà bene che per l’avvenire si torni a porgere orecchio a quei saggi filosofi che della celeste sustanza diversamente da Aristotele giudicarono, e da i quali Aristotele medesimo non si sarebbe allontanato se delle presenti sensate osser-

6. Pithoci A, B, s — 13. muovimento, B, s — 17-23. Se... l’assenso in A è aggiunto in margine; in B manca. — 18-19. fatica di salvar, A — 20. de tempi, s — pag. 138, lin. 24, pag. 140, lin. 1. Or chi sarà che vedute, osservate e considerate queste cose, voglia più persistere in opinione non solamente falsa, ma erronea e repugnante alle indubitabili verità delle Sacre Lettere? le quali ci dicono, i cieli e tutto ’l mondo non pure esser generabili e corruttibili, ma generati e dissolubili e transitorii. Ecco la Bontà divina, per trarci di sì gran fallacia, inspira ad alcuno metodi necessarii, A, B. In A questo tratto (fino a «inspira») è cancellato: inoltre, in A le parole «generati e dissolubili e transitorii» furono corrette, di mano di Galileo, in «transitorii e da dissolversi». Una seconda stesura di questo medesimo passo è contenuta in un foglio, pur di mano di Galileo, che forma la car. 61 del cod. Volpicelliano B, e suona così: Or chi sarà che, vedute, osservate e considerate queste cose, non sia per abbracciar (deposta ogni perturbazione che alcune apparenti fisiche ragioni potessero