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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/129


intorno alle macchie solari ecc. 129

parallasse. E se pure alcuno volesse attribuir loro qualche movimento proprio, per il quale la diversità d’aspetto fosse compensata, non potrebbono le medesime macchie, vedute oggi da noi, tornar a mostrarsi dimane; il che è contro l’esperienza, poi che non pure ritornano a farsi vedere il secondo giorno, ma il terzo e quarto, e sino al quartodecimo.

Son dunque le macchie, per necessarie dimostrazioni, superiori di [Sono superiori alla Luna, nel cielo e nella superficie del Sole.] assai alla Luna; ed essendo nella region celeste, niun’altra posizione che nella superficie del Sole, e niun altro movimento fuori che la conversion di quello in sè stesso, se gli può senz’altre repugnanze assegnare. Imperò che tra tutte l’imaginabili ipotesi, la più accomodata a satisfare alle apparenze narrate sarebbe il porre una sferetta tra il corpo solare e noi, sì che l’occhio nostro ed i centri di quella e del Sole fossero in linea retta, e, più, che il suo diametro apparente fosse eguale a quel del corpo solare, nella superficie della quale sfera si producessero e dissolvessero tali macchie, e dal rivolgimento della medesima in sè stessa venissero portate in volta: tal posizion, dico, che satisfarebbe alle sopradette apparenze, quando però se gli assegnasse luogo tanto superiore alla Luna, che fosse libero dall’oppugnazione delle parallassi, così di quella che depende dal moto diurno come dell’altra che nasce dalle diverse posizioni in Terra, e questo acciò che a tutte l’ore ed a tutti i riguardanti i centri di detta sfera e del Sole si mantenessero nella medesima linea retta; ma con tutto questo una inevitabil difficoltà ci convince, ed è che noi deveremmo vedere le macchie muoversi sotto il disco solare con movimenti contrarii: imperò che quelle che fossero nell’emisfero inferiore della imaginata sfera, si moverebbono verso il termine opposto a quello verso il quale caminassero l’altre, poste nell’emisfero superiore; il che non si vede accadere. Oltre che, sì come a gl’ingegni specolativi e liberi, che ben intendono non esser mai stato con efficacia veruna dimostrato, nè anco potersi dimostrare, che la parte del mondo fuori del concavo dell’orbe lunare non sia soggetta alle mutazioni ed alterazioni, ninna difficoltà o repugnanza al credibile ha apportato il veder prodursi e dissolversi tali macchie in faccia del Sole stesso; così gli altri, che vorrebbono la sustanza celeste inalterabile, quando si vegghino astretti da ferme e sensate esperienze

1.paralasse, A, B — 20. paralassi, A, B — 22. e da tutti, s — 25. doveremo, B; dovremo, s —