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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/127


intorno alle macchie solari ecc. 127

loro situate: e chi bene andrà commensurando tutte le simili diversità, troverà il tutto rispondere e con giusta simmetria concordar solamente con la nostra ipotesi, e discordar da qualunque altra.

Devesi però tuttavia avvertire, che non sendo tali macchie totalmente fisse ed immutabili nella faccia del Sole, anzi andandosi continuamente per lo più mutando di figura ed aggregandosi alcune insieme ed altre disgregandosi, può per simili picciolo mutazioni cagionarsi qualche poco di varietà ne i rincontri precisi delle narrate osservazioni; le quali diversità, per la lor picciolezza in proporzion della massima ed universal conversione del Sole, non dovran partorire scrupolo alcuno a chi giudiziosamente andrà, per così dire, tarando l’eguale e general movimento con queste accidentarie alter azioncelle.

Ora, quanto, per tutti questi rincontri, l’apparenze che si osservano nelle macchie, puntualmente rispondono all’esser loro contigue alla superficie del Sole, all’esser quella sferica, e non d’altra figura, ed all’esser dal medesimo Sole portate in giro dal suo rivolgimento in se stesso, tanto con incontri di manifeste repugnanze contrariano ad ogni altra posizione che si tentasse di dargli.1

Imperò che se alcuno volesse costituirle nell’aria, dove pare che [Non sono nell’aria.] altre impressioni simili a quelle continuamente si vadano producendo e dissolvendo, con accidenti conformi di aggregarsi e dividersi, condensarsi e rarefarsi, e con mutazioni di figure inordinatissime; prima, ingombrando esse molto piccoli spazii nel disco solare mentre fra l’occhio nostro e quello s’interpongono, ed essendo così vicine alla Terra, bisognerebbe che le fossero moli non maggiori di picciolissime nugolette, poi che ben minima domanderemo una nugola che non basti ad occultarci il Sole: e se così è, come in sì piccole moli sarà tal densità di materia che possa con tanta contumacia resistere alla forza de i raggi solari, sì che nè le penetrino col lume, ne le dissolvine per molti e molti giorni con la lor virtù? Come, generandosi nelle regioni circonvicine alla Terra, e, s’io bene stimo, per detto

  1. Quanto segue, da «Imperò che se alcuno» a «la più accomodata a satisfare» (pag. 129, lin. 12), in A è aggiunto su di un foglio a parte. Prima Galileo aveva continuato, di sèguito a «che si tentasse di dargli», così: «E prima, al porle lontanissime dal Sole, come sarebbe sotto il concavo della Luna»; appresso cancellò queste parole, e, pur di sèguito a «che si tentasse ecc.», scrisse: «tra le quali posizioni la più accomodata a»; da ultimo cancellò anche queste, aggiungendo il tratto «Imperò che se alcuno ecc.», che in B fu trascritto al suo posto.