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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/126

126 istoria e dimostrazioni

Sole, cioè quella che vien sottoposta alla macchia DE, la quale non vedeva mentre i raggi visivi andavano diretti. Avvertisco di più, che non tutte le macchie tra di sè vicinissime si mostrano separate sino all’ultima circonferenza, anzi alcune par che si unischino: il che può accadere talvolta per essere, la più remota dalla circonferenza, più grossa ed alta della più vicina; oltre che ci sono i movimenti lor proprii irregolati e vagabondi, che possono cagionare varie apparenze in questo [Negrezza delle macchie si diminuisce nell'estremità del disco.] particolare: ma noto bene universalmente, che la negrezza di tutte si diminuisce assai assai quando son vicine all’estremo termine del disco; il che accade, per mio parere, dallo scoprirsi il taglio illuminato e dallo ascondersi molto i dorsi oscuri delle macchie, le cui tenebre restano assai confuse a gli occhi nostri dalla copia della luce. Io potrei addurre a V. S. molti altri esempli, ma sarei troppo prolisso, e mi riserberò a scriverne più diffusamente in altro luogo; e voglio per ora contentarmi di avergli accennato il mio parere, nato dalla continuazione di molte osservazioni: che è in somma, che la lontananza delle macchie dalla superficie del Sole sia o nulla, o così poca che non possa cagionare accidente alcuno comprensibile da noi; e che la profondità o grossezza loro sia parimente poca in comparazion dell’altre due dimensioni, imitando anco in questo particolare le nostre maggiori nugolate.

E questi sono gl’incontri che aviamo dalle macchie che si trovano nell’istesso parallelo. Le macchie poi che sono poste in diversi paralleli, ma sono, per così dire, sotto ’l medesimo meridiano, cioè che la linea che le congiugne, taglia i paralleli a squadra, e non obliquamente, non mutano distanza fra di loro, ma quella che ebbero nel loro primo comparire, vanno mantenendo sempre sino all’ultima1 [Intervalli fra le macchie e loro differenze circa ’l mutarsi.] occultazione: le altre poi che sono in diversi paralleli ed in diversi meridiani, vanno pur crescendo e poi diminuendo i lor intervalli, ma con maggiori differenze quelle che si rimirano più obliquamente, cioè che sono in paralleli più vicini ed in meridiani più remoti, e con minor varietadi all’incontro quelle che meno obliquamente sono tra

4. unischino; che, B, s — 20. immitando, B, s —
  1. Sul margine inferiore della car. 13r. dell’autografo, la quale comprende ciò che nella presente edizione si legge da pag. 119, lin. 35, sino alla parola circonferenza a pag. 120, lin. 29, e dalla lin. 23 (Le macchie) a tutta la lin. 27 della pag. 126, è scritto, di mano di Galileo, questo appunto: «prova, le macchie non esser nella profondità del ☉».