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Pagina:Le opere di Galileo Galilei V.djvu/10

10 avvertimento.

lesti... e queste scoperse egli l’anno 1610, trovandosi ancora alla lettura delle Matematiche nello Studio di Padova, e quivi ed in Venezia ne parlò con diversi 1».

Recatosi Galileo a Roma nel marzo dell’anno successivo 1611, col fine di far toccare con mano la verità delle scoperte celesti da lui annunziate, che nella città eterna da non pochi erano ancora messe in dubbio, vi dimostrò anche le macchie del Sole, come si raccoglie da una quantità di testimonianze tutte fra loro concordi2: tra le quali significantissima è quella del P. Guidino, gesuita, che affermò ricordarsi, «quanto mai per umana certezza può uno dire di ricordare», essere stato esso il primo ad avvisare il suo correligionario P. Cristoforo Scheiner, che nel Sole si vedevano macchie scoperte da Galileo per il primo3. Se dunque Galileo tra il marzo ed il maggio dell’anno 1611, tempo del suo soggiorno in Roma, si risolse a mostrare in pubblico questa sua scoperta, è lecito argomentare che, ripetute le osservazioni, egli fosse ormai uscito dal periodo di quei primi dubbii, sorti quando le macchie avevano cominciato ad offrirsi alla sua vista.

Tali pubbliche dimostrazioni delle macchie solari dovevano, com’era naturale, richiamare l’attenzione degli studiosi4: ed in un tempo che verrebbe esattamente a coincidere con quello dell’avviso ricevutone dal P. Guidino, incominciò ad osservare le macchie medesime in Ingolstadt il P. Scheiner, il quale ne fece poco dopo argomento di tre lettere indirizzate a Marco Velser d’Augusta: le quali lettere, raccolte in un opuscolo, furono in quella città date alla luce il 5 gennaio 1612, coprendosi l’autore sotto lo pseudonimo di «Apelles latens post tabulam5». Il

  1. Dialogo di Galileo Galilei, ecc., dove ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano ecc. In Fiorenza, per Gio. Batista Landini, MDCXXXII, pag. 337. Nella lettera a Giuliano de’ Medici dei 23 giugno 1612 (Biblioteca Palatina di Vienna, Cod. 10702, car. 78), Galileo indica più precisamente il luglio 1610 come il tempo della sua prima osservazione.
  2. Trovansi raccolte e discusse in una scrittura Sulla priorità della scoperta e della osservazione delle macchie solari, che fa parte della Miscellanea Galileiana inedita. Studi e ricerche di Antonio Favaro: nelle Memorie del R. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Vol. XXII, 1887, pag. 729-790.
  3. Mss. Gal., Par. VI, T. XII, car. 107.
  4. E' probabile tuttavia che sia stata indipendente dalla galileiana la scoperta delle macchie fatta da Giovanni Fabricius, ed annunziata con l’opuscolo intitolato: {{Sc|Ioh. Fabricii Phrysii De maculis in Sole observatis et apparente earum cum Sole conversione Narratio, ecc. Witebergae, typis Laurentij Seuberlichij, Anno M.DC.XI. Secondo i risultati di indagini recenti, la scoperta delle macchie sarebbe stata fatta dal Fabricius addì 9 marzo 1611, e la pubblicazione dell’opuscolo nell’autunno del medesimo anno (Der Magister Johann Fabricius und die Sonnenfleeken, nebst einem Excurse über David Fabricius. Eine Studie von Gerhard Berthold. Leipzig, Verlag von Veit&Comp., 1894, pag. 13). Noi crediamo che Galileo non abbia conosciuto l’opuscolo del Fabricius nè prima nè dopo la pubblicazione delle sue lettere sulle macchie solari: non sappiamo poi quale importanza possa attribuirsi al fatto che egli abbia potuto apprenderne la esistenza dal Mundus Iovialis di Simone Mayr, che vide la luce nel 1614, o dalle Ephemerides Novae del Keplero, che sono, per lo meno, del 1618; nell’un caso e nell’altro, quindi, dopo ch’egli aveva trattato così a lungo dell’argomento nelle lettere predette (Berthold, op. cit., pag. 17-19. — E. Millosevich, Osservazioni storico-critiche sulla scoperta delle macchie solari ecc.: nei Rendiconti della R. Accademia dei Lincei, Classe di Scienze fisiche, matematiche e naturali, vol. III, 1894, pag. 431). La scoperta del Fabricius, ad ogni modo, non ebbe alcuna conseguenza per gli studi posteriori.
  5. Tres Epistolae de maculis solaribus scriptae ad Marcum Velserum. Augustae Vindelicorum, Anno