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l’aqqua, spignessero in su e sostenessero quei corpi gravi che fussero molto larghi, e che gli stretti cadessero giù, perchè poca quantità de i detti atomi ascendenti gli contrasta e repugna.

Confuta, dico, Aristotile questa posizione, dicendo che ciò doverla molto più accadere nell’aria; sì come il medesimo Democrito insta contro di sè, ma, dopo aver mossa l’instanza, la scioglie lievemente, con dire che quei corpuscoli, che ascendono in aria, fanno impeto non unitamente. Qui io non dirò che la causa addotta da Democrito sia vera: ma dirò bene che malamente vien refutata da Aristotile, mentre egli dice che, se fusse vero che gli atomi calidi, che ascendono, sostenessero i corpi gravi, ma assai larghi, ciò doveriano far molto più nell’aria che nell'aqqua; perchè forse le cui superficie siano fra di loro simili, ma differenti in grandezza; perchè, diminuite o cresciute quanto si voglia le dette superficie, sempre con minor proporzione sciemano o crescono i lor perimetri, ciò è le resistenzie che loro trovono in fender l’aqqua: adunque più facilmente galleggeranno di mano in mano le falde e tavolette, secondo che le saranno di minore ampiezza. E questo tutto seguirebbe in dottrina di Aristotile, contro alla sua medesima dottrina.

Qua io m’aspetto un rabbuffo terribile da qualcuno de gli avversarli; e già parmi di sentire intonar negli orecchi che altro è il trattar le cose fisicamente ed altro matematicamente, e che i geo- metri doveriano restar tra le lor girandole, e non affratellarsi con le materie filosofiche, le cui verità sono diverse dalle verità matematiche; quasi che il vero possa esser più di uno; quasi che la geometria a i nostri tempi progiudichi all’aqquisto della vera filosofia, quasi che sia impossibile esser geometra e filosofo, sì che per necessaria conseguenz[a] si inferisca che chi sa geometria non possa saper fisica, né possa discorrere e trattar delle materie fisiche fisicamente. Conseguenze non meno sciocche di quella di un tal medico fisico, che,

11. larghi che ciò — 30-31. che non sia