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178 considerazioni


stotile per guida e per primo maestro. Orsù, dunque, mentre che questi più valorosi campioni Aristotelici si apprestano, quasi filosofici Marcelli e Neroni, venire ad assalto più stretto e più forte centra le opposte forze, io in tanto, per segno e per uffizio di animo pronto e leale, imitando Fabio il Massimo, mi fermare così di nascosto a trattenere l’assalitore col far difesa, fortificandomi con prestezza di certi saldi e veraci fondamenti, onde ogni impugnazione di lui o tosto si renda vana o in breve si consumi in sé medesima. Saranno adunque le fondamenta i sequenti notabili:
1. Quattro cose si ricercano perchè gli elementi si muovino, cioè la propria forma, il mezzo congruente, la distanzia del proprio o luogo e l’assenzia d’ogni impedimento. Ed a costituire il moto naturale cinque cose concorrono, ad esso intrinseche e necessarie, secondo Aristotile al 5 delle sue Naturali, cioè il mobile, il motore, il termine dal quale, il termine al quale, ed il tempo; né tra queste numerò il mezzo resistente, poiché pare che più tosto impedisca il moto che l’aiuti[70].
2. A tutte le cose naturali fu dato ed impresso dalla natura sì il propagare e generare il simile a sé, per la perpetuità della specie loro, sì il resistere a tutte l’offese esteriori, per la propia conservazione; con la qual resistenza il paziente repugna e si oppone all’azione contraria dell’agente, con batterla ed impedirla e rintuzzando la sua forza, come si vede il freddo al caldo resistere ed il ferro alla sega. Nel moto locale si trova parimente la sua resistenza, la quale è di duo sorti, cioè interna ed esterna. L’interiore nasce da una diversa propensione che ha il corpo misto, e questa si trova solamente negli animali: overo nasce dalli tre interni e comuni requisiti in ogni movimento locale, i quali sono il mobile e li due termini, cioè il luogo che si lassa ed il luogo che s’acquista; li quali due termini e mobile, essendo continui e divisibili, non possono senza la continuazione variarsi né senza il tempo, implicando in sé contradizione che tutto il mobile sia nello stesso momento per tutto lo spazio, e che le parti estreme del quanto mobile siano insieme nel medesimo luogo e in luoghi tra loro distinti e opposti. Da questa interior resistenza e repugnanza, accennata da Aristotile nel 6 della Natura, nel 2 del Cielo t. 39, nel 2 della Generazione t. 62, nasce necessariamente nel moto la continuazione e la successione, e l’impedimento e la privazione di maggior velocità. L’altra resistenza esterna al moto è quella nascente dal mezzo, conceduta comunemente da tutti: la qual rimossa, gli elementi ed ogni misto si moverebbono con pari velocità, ma però sempre con tempo, rispetto alla succession necessaria, dalla interna resistenza cagionata. Onde quando si desse il vóto ed in esso si conservasse e movesse il mobile, ancora nello stesso vòto si moverebbe con quella successione determinata dalla stessa natura e uni-


[70] il contrario si è detto di sopra.