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Pagina:Le opere di Galileo Galilei III.djvu/422


avvertimento. 417


cura di porre di fronte alle correzioni registrate in tavole i relativi computi, se anche i manoscritti non li presentavano ad esse congiunti.

Sull’uso poi che delle tavole Galileo andava facendo successivamente, avremo motivo di entrare in maggiori particolari, accingendoci a trattare più .di proposito del complesso dei calcoli e delle effemeridi. Il quale complesso per la massima parte, anzi quasi per intero, è contenuto nella ormai più volte menzionata vacchetta; ma, come già avvertimmo, nel più tumultuario disordine che immaginar si possa: cosicché, essendoci imposti di nulla trascurare di quanto a tale proposito era conservato nei manoscritti, la questione dell’ordinamento dovette precedere ogni altro studio; e poiché noi citiamo scrupolosamente volta per volta le carte della vacchetta come sono presentemente numerate, un semplice sguardo all’ordine definitivo nel quale si susseguono questi calcoli fornirà la idea più esatta intorno allo stato presente del codice.

A tali calcoli in generale avevamo appunto inteso di riferirci, quando poco fa scrivevamo di voler comprendere nella pubblicazione nostra anche le operazioni aritmetiche; e qui aggiungiamo che queste vengono date alla luce inalterate e complete: inalterate, sebbene non sia infrequente il caso di errori nelle somme i quali noi ci siamo ben guardati dal correggere, perchè portandovi la mano sarebbe stato necessario il portarla il più delle volte anche sopra operazioni conseguenti e sulle relative configurazioni; complete, perchè nelle cifre esposte si ha la sola indicazione che permetta di arguire la tavola della quale il calcolatore si è servito. Rispetto poi alle configurazioni, gli studiosi ci saranno certamente grati dell’aver noi per quanto la presenza dei numeri lo rendesse superfluo, voluto ciò non ostante riprodurle in facsimile; alla qual riproduzione, oltre che per altre considerazioni, ci siamo indotti anche a fine di evitare le difcoltà tipografiche che si sarebbero presentate per mantenere esattamente in iscala le distanze fra i satelliti, soprattutto nei casi nei quali due o più satelliti venissero ad essere molto vicini tra loro ed a Giove.

Ed ora, prima di entrare nei necessarii particolari relativamente ai calcoli ed alle effemeridi da noi riprodotti, stimiamo opportuno di mandare innanzi alcune generali avvertenze che spianeranno la via a meglio dichiarare l’essenza loro ed i criteri che abbiamo creduto di dover seguire.

Quanto a quel primo risultato che Galileo dovette, come abbiamo già avvertito, cercar di ottenere, cioè la determinazione dei raggi delle orbite di ciascun satellite, il più grossolano valore al quale egli sia pervenuto ci fu conservato in un giovilabio (pag. 477) dove la massima digressione dei satelliti, computata in semidiametri di Giove è rappresentata rispettivamente dalle cifre 3½, 5⅔, 8⅚, 15⅑; ma già in altro giovilabio (pag. 479), del quale incomincia ad usare nei calcoli del 1611, troviamo questi valori rappresentati da 3⅚, 6⅕, 8⅖ e 15, nel quadrante di un altro (pag. 481) da 4, 7, 10, 15, e in altro ancora (pag. 483)