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Pagina:Le opere di Galileo Galilei III.djvu/417

412 avvertimento.

blicazione de’ quali abbiamo stimato di limitarci a fornire scrupolosamente i materiali con cui si possa condurre il lavoro secondo quell’altro indirizzo già accennato; lavoro che vivamente ci auguriamo di vedere da altri eseguito, senza escludere che, portata al suo definitivo compimento questa grande impresa, possiamo noi medesimi rivolgere ad esso il nostro pensiero.

Ciò dichiarato, eccoci a dar brevemente ragione del nostro operato, giustificando la distribuzione assegnata al ricchissimo materiale offerto dai manoscritti, nella qual distribuzione, vogliamo dirlo fino da ora, abbiamo procurato di seguire, per quanto era possibile e compatibile con la qualità stessa dei materiali, quell’esatto ordine cronologico dal quale non ci siamo mai dipartiti in tutta la Edizione.

Abbiamo pertanto incominciato dal preziosissimo quaderno autografo (pag.427-436), finora rimasto inedito, nel quale si rispecchiano esattamente le prime impressioni, i dubbi e le titubanze dell’osservatore. In esso, a partire dal 7 gennaio 1610, Galileo andò registrando le sue osservazioni, dapprima in italiano, proseguendole poi in latino, quando, sicuro della scoperta, deliberò di farne argomento d’una pubblicazione per assicurarsene la priorità. Al modo di riprodurre in questa le configurazioni è senza alcun dubbio relativa l’annotazione: «faransi intagliar in legno tutte in un pezzo, et le stelle bianche, il resto nero, poi si segheranno i pezzi», che si legge in capo a una pagina (pag. 428); ma poi, sia per la difficoltà della esecuzione, sia perchè l’incisione avrebbe ritardato di troppo la stampa, mutò pensiero e si tenne a valersi di segni tipografici. Senza entrare in altri minuti particolari circa le singolarità offerte dal quaderno originale ora per la prima volta pubblicato, accenneremo di volo che tra la seconda osservazione del 23 gennaio 1610 e la prima del 24 (pag. 430) è tracciato un reticolo, il quale ci sembra dimostri il proposito di segnare una mappa celeste, proposito del quale non trovansi ulteriori svolgimenti nelle carte pervenute insino a noi; e noteremo espressamente come in esso quaderno sono registrate le osservazioni dei Pianeti Medicei fino al 26 aprile del 1610, e che le configurazioni sono accompagnate dal relativo commentario illustrativo, eccezione fatta da quelle dei tre ultimi giorni, cioè 24, 25, 26 (pag. 436), dove si vedono le semplici configurazioni con le respettive distanze; e neppure accompagnate da commentario sono le configurazioni osservate nei giorni 15, 16, 17, 20 e 21 maggio (pag. 437), che abbiamo rinvenute in altri manoscritti, e, conforme esigeva l’ordine cronologico, abbiamo inserito al loro luogo.

A queste osservazioni abbiamo fatto seguire le altre, che ormai Galileo venne registrando in quaderni bislunghi, rilegati poi in una vacchetta la quale forma oggidì il Tomo IV della Parte III dei suoi Manoscritti; e le abbiamo ordinate (pag. 439-453) obbedendo in parte alle istruzioni che qua e là trovansi segnate della mano di Galileo stesso, ed in parte guidati dalle precise indicazioni dei giorni nei quali erano state fatte: non tutte però le abbiamo rinvenute, sebbene