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AVVERTIMENTO.





Addì 7 gennaio 1610, mentre stava osservando Giove col cannocchiale, Galileo gli vide dappresso tre stelle, che stimò fisse, disposte secondo una linea retta parallela all’eclittica, piccole, ma più splendenti assai di altre pari in grandezza1. Nel giorno successivo le vide di nuovo, ma diversamente disposte rispetto a Giove, e già nella notte del 10 era indotto a conchiudere che quell’apparente cambia- mento di luogo non seguiva in Giove, ma nelle stelle. Nella notte dell’11 gennaio tornò a vedere due stelle collocate dalla stessa parte rispetto a Giove, ma a distanze diverse da quelle che per lo innanzi aveva osservato e l’una dell’altra maggiore in grandezza, mentre le altre sere gli erano apparse di egual grandezza e tra loro egualmente lontane; e di qui egli traeva la conseguenza che tre erano le stelle da lui osservate. Addì 13 finalmente gli apparvero d’un tratto quattro stelle intorno a Giove, tre ad occidente ed una ad oriente: il 14 non potè osservare, ma il 15 nell’ora terza di notte, le quattro stelle novamente gli apparvero, tutte però ad occidente2. Il sospetto che fin dalla seconda osservazione egli aveva già incominciato a nutrire, e che s’era fatto più forte dopo la terza,, diviene ormai certezza: le stelle non sono fisse, ma satelliti che si muovono intorno a Giove.

L’assidua attenzione con cui egli cominciò a studiarne i movimenti lo condusse a conchiudere, in capo a poche settimane, trattarsi di corpi di natura planetaria, descriventi intorno a Giove orbite circolari di diversa ampiezza in piani poco diversi da quello dell’eclittica, con velocità maggiore nei più prossimi a Giove. Quanto alla durata delle circolazioni loro, la grande somiglianza d’aspetto e la conseguente difficoltà di distinguerli l’uno dall’altro non gli permisero di ottenere subito risultati sicuri, e soltanto per il quarto satellite arrivò a compren-

  1. Cfr. Vol. III, Par. I, pag. 35, 80; Par. II, pag. 427; Vol. X, pag. 277.
  2. Cfr. Vol. III. Par. I, pag. 35-37, 80-82; Par. II, pag. 427.