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258 contro il moto della terra.


2. Procediamo nel secondo luogo con una ragione, ch’è tanto più facile, quanto è più viva e sensata1. Se la Terra si movesse, chi non vede che a tirare con la balestra, come molti fanno, per farsi tornar la palla a’ piedi, ella non vi tornerebbe mai? ma ella vi torna: adunque la terrena machina non si muove.

Risponderanno2, che quelli che tirano la balestra non stando mai a perpendicolo e a retta linea sopra il centro della Terra, viene a pendere e far piegare tanto inanzi la palla quando scappa dalla balestra, se ben non pare, ch’ella racquista tutto quello spazio che perderebbe, movendosi la Terra, mentre la palla è per l’aria, e che perciò dà cadendo a pie del balestriere; massimamente che vogliono che s’aggiunga a questo una certa andata, che dà il moto veloce della io Terra al balestrieri che vi è sopra, e di più che F aria ancora porti la palla inanzi col suo moto, che fa in giro secondo il moto dell’Universo.

Ma si replica, che vana è la risposta3; atteso che coloro che fanno le misure per mostrare che le fabriche e gli uomini che sono sopra la Terra, non posando nella superficie polita e rotonda, ma ineguale e piana, non sono a retta linea sopra il centro d’essa Terra, dicono che la differenza è minima e quasi inconsiderabile, per cagione della gran circumferenza d’essa machina, e del poco spazio che occupa la cosa locata sopra d’essa, come è l’uomo, in proposito nostro, che tira la balestra. Né anche può stare, quando l’aria girasse: il che si mostrerà esser falso, che, essendo corpo tenue, raro e flussibile, ella violenti la

    ogni volta che tu recusi di venirne alla prova scommettendo qualche prezzo, vieni a confessare di esser in fatto convinto, e solo in parole fingere di stimarti superiore. Facciasi dunque innanzi ad ogn’altra cosa un preambulo in simil forma: M’incontrai li giorni passati in 2, che contendevano di precedenza nel giuoco di scacchi; l’uno finalmente sfida l’altro, e questo sfugge l’incontro: puossi per ciò stimare costui interiormente confessarsi inferiore e perdente.

  1. Voi supponete quello che si cerca, ciò è che i gravi non abbino propensione alcuna al circolare, ma solo al moto retto: ed io vi dico che il primo moto naturale, congenito e coevo de i gravi è la circolazione delle 24 ore, della quale essi gravi mai non si spogliano. Dichiaromi con uno essempio. Vol.sete in nave che velocemente va verso levante; e benché a vostro beneplacito passeggiate innanzi in dietro, a destra a sinistra, e facciate mille mozioni, non per questo cessate di andare verso levante in virtù del primo ed universal moto della nave e di tutti i suoi annessi.
  2. Sarebbono matti, a rispondere queste pippionate.
  3. non si sa quello che l’autor voglia dire.