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10 avvertimento

alla quale, oltre qualche tratto del testo, sono dovute alcune rettificazioni, due note (cfr. pag. 23, n. 1), e alcune rubriche marginali, indicative delle materie trattate. I manoscritti Vaticani 9556 e 9559 contengono soltanto una moderna e parziale trascrizione degli Ambrosiani, la quale, sebbene sia di propria mano del cardinale Angelo Mai, è tuttavia priva di qualsiasi importanza.

Dell’altro Trattato, alquanto più diffuso in alcuni particolari, conosciamo un numero molto maggiore di manoscritti; cioè:

a = Bibl. Naz. di Firenze; Mss. Gal., Par. II. T. II
b = Bibl. Naz. di Firenze; Mss. Gal., Par. II. T. III
c = Bibl. Naz. di Firenze; Mss. Gal., Par. II. T. IV (di mano d’Alessandro Pitti1)
d = Bibl. Naz. di Firenze; Mss. Gal., Par. II. T. V
r = Bibl. Riccardiana, cod. 2184
m = Bibl. Ambrosiana, cod. N. 281 Sup.
n = cod. D. 296 Inf.2
s = Bibl. di S. A. R. il Duca di Genova, in Torino, cod. Saluzziano 85.


Di questi esemplari, m ed n appartengono alla fine del secolo XVI o al principio del XVII, e in m, dove s’alternano più mani alla guisa medesima che nel codice B del primo Trattato, alcune pagine furono scritte dal Pinelli; b e d sono pure dei primi del 600, e di poco posteriore è c; con r ed a scendiamo invece alla seconda metà del secolo, e con s addirittura a’ primi anni dell’800. Aggiungeremo ancora che dei quattro manoscritti già, come è noto, Palatini, il T. II appartenne a G. B. Venturi, il quale lo ebbe in dono dal marchese Gherardo Rangoni e lo cedette poi al Granduca di Toscana3; il T. III proviene dalla Riccardiana; i T. IV e l’dalla libreria Poggiali di Livorno.

Questo secondo Trattato fu pubblicato per la prima volta dal Venturi4. A lui non era rimasto sconosciuto neppure l’altro più antico; ma gli bastò d’inserirne, giudicandolo in gran parte un compendio dell’opera maggiore, alcuni squarci qua e là, ne’ luoghi di questa stimati convenienti. Quanto al Trattato edito per intero, egli avverte d’essersi valso dell’esemplare avuto in dono dal marchese Rangoni, d’aver tenuto conto delle varianti offerte dai due codici dell’Ambrosiana e dai due della Iliceardiana, e di non aver trovato da questi sensibilmente discordi i due altri della libreria Poggiali, e da tutti insieme aver prescelto quella lezione, nella quale convengono o tutti o la maggior parte di essi, e che inoltre paresse

  1. Molto probabilmente lo stesso che, nato nel 1604, fu eletto Console dell’Accademia Fiorentina l’anno 1644, e morì nel 1646. Cfr. Fasti Consolari dell’ Accademia Fiorentina di Salvino Salvini, ecc. In Firenze, MDCCXVII. pag. 517-519.
  2. Sebbene contenuto nel medesimo volume in cui si trova il cod. B del primo Trattato, è però di mano diversa.
  3. Documenti inediti per la storia dei Manoscritti Galileiani nella Biblioteca Nazionale di Firenze pubblicati ed illustrati da Antonio Favaro: nel Bullettino di Bibliografia e di Storia delle Scienze Matematiche e Fisiche; Tomo XVIII. Roma, 1885, pag. 224.
  4. Memorie e lettere inedite finora o disperse di Galileo Galilei, ordinate ed illustrate con annotazioni dal Cav. Giambatista Venturi, ecc. Parte Prima, ecc. Modena, per G. Vincenzi e Comp., MDCCCXVIII, pag. 26-78.