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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/792


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mentato, quella donna si spogliò, e coricossegli accanto; svegliatosi Maruf ed accortosi di avere qualcheduno coricato al fianco: — Gran Dio!» sclamò; «proteggimi contro le tentazioni di Satana. — Oh! non v’è pericolo,» disse una voce stridula; «sono la vostra legittima consorte Fatima la Megera. — Sciagurata!» gridò Maruf riconoscendola; e quando sei venuta qui? — In questo medesimo istante. Devi dunque sapere che, dopo la tua fuga, il cadì mi fece castigare pei tiri che ti aveva giuocati, e de’ quali ora mi pento, ma troppo tardi. Versai del continuo giuste lagrime sulla tua assenza, e mi vidi ridotta a domandare l’elemosina per le vie. Ieri aveva indarno percorsa tutta la città; niuno mi aveva dato la minima cosa, e da per tutto era stata ricevuta con mille ingiurie; immersa nella disperazione, tornava a casa piangendo a calde lagrime, allorchè d’improvviso vidi comparire una figura di aspetto straordinario, la quale: — Donna, perchè piangi?» mi domandò. — Perchè sono divisa da mio marito,» risposi all’apparizione, «nè so dove trovarlo. — Come si chiama questo tuo marito? — Maruf. — Lo conosco; egli è ora sultano della città di Kaitan, nel paese di Sohatan. Se vuoi, io ti trasporto colà.» Allora il genio, sollevandomi in aria, mi depose, senza farmi conoscere, in questa sala dove trovasi il tuo letto. In fine, grazie a Dio, sono al tuo fianco come tua legittima e fedele consorte.» Maruf le raccontò tutta la sua storia, dall’istante in cui era partito dal Cairo sino al giorno ch’era re, ed aveva un figliuolo di sette anni. — Tutto ciò era scritto lassù,» disse Fatima; «ma dimentica il passato, e permetti che rimanga qui: non chieggo se non di vivere d’elemosina.—

«Maruf, lasciatosi commovere dai segni della sua umiltà e pentimento, immaginò che la moglie fosse a di lui riguardo affatto cambiata, e: — Resta pure,» le disse; «ma il più legger capriccio che ti prenda, lo pagherai colla vita, lo giuro. Non immaginarti che mi lasci citare dinanzi un tribunale e trascinare da uno in altro cadì. Ora sono sultano; tutti mi temono, ed io non temo nessuno. Inoltre, ho a’ miei ordini un