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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/789


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che meritate.» Maruf, che dilettavasi molto di ciarlare, e di più era ubbriaco, non si fece pregare e narrò tutta la sua storia. — Ve ne scongiuro,» gli disse il re, «mostratemi l’anello che possiede sì maravigliose virtù.» Siccome Maruf era affatto privo di ragione, diede, senza sapere quello che si facesse, l’anello al visir, il quale strofinatolo, e comparso il genio: — Domanda, comanda!» disse; «ascolto ed obbedisco: sono tuo schiavo, ed eccomi ad eseguire i tuoi ordini. — Ti comando,» soggiunse il visir, «di portare questo miserabile in qualche deserto, acciò vi muoia d’inedia.» Il genio prese tosto l’antico suo padrone, e seco lui s’innalzò nell’aria; ma quando Maruf si vide tra cielo e terra, riprese l’uso della ragione. — Dove mi conduci?» chiese al Padre della Felicità. — Cerco,» rispose il genio, «un deserto spaventoso, affinchè vi trovi il castigo che merita l’azione insensata da te commessa, privandoti del talismano che mi rendeva tuo soggetto. Se fosse in me, ti precipiterei in quest’istante sulla terra, acciò il corpo tuo si sfracellasse in mille pezzi, ma il timore di Dio ed il poter dell’anello mi costringono ad adempire gli ordini del mio signore.» Il genio adunque depose Maruf in un luogo deserto e selvaggio.

«Intanto il re ed il visir discorrevano intorno alla fatta scoperta. — Non vi aveva io predetto, o sire,» diceva il visir, «che non era se non un avventuriere ed un impostore? — Hai ragione,» rispose il re, e sei un suddito leale e fedele. Dammi l’anello. — Come! che vi dia l’anello? Mi prendete per un pazzo? Tocca a voi ad obbedirmi; adesso son io il vostro padrone per la potenza dell’anello, ed eccomi a provacelo.» Ciò detto, evocò il genio. — Porta,» gli disse, «questo cane dove hai già portato l’altro.» Il genio depose il re nello stesso luogo, ov’era Maruf, gemente sul proprio destino, ed alle cui lagrime mescolò le sue, vedendosi esposti a morire di fame.

«Intanto il visir, dal canto suo, affrettossi a convocare il divano, e colà esposto che la felicità del popolo e la tranquillità dello stato aveano richiesto l’esilio dell’ultimo re e di suo genero, ch’era un avven-