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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/783


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perde per me.» Aveva appena avanzato coll’aratro qualche passo, che il vomere intoppò in qualche cosa di resistente; volendo vedere che fosse, trovò un anello d’oro fitto in una tavola di marmo spezzata. Toltane la terra, alzò la tavola di marmo, e vide una scala che conduceva in un sotterraneo, della grandezza d’un bagno, e dall’alto al basso pieno d’oro, d’argento, di smeraldi, rubini, e d’una moltitudine d’altri oggetti preziosi d’impareggiabil valore. Percorse poi parecchie camere che contenevano le medesime ricchezze, ed entrò in una sala ove vide una scatoletta d’oro rinchiusa in una cassa di cristallo. Curioso di sapere il contenuto di quella scatola, l’aprì e vi trovò un anello d’oro, sul quale erano incisi, in caratteri estremamente minuti, parole misteriose e talismani. Soffregato alquanto l’anello, Maruf udì una voce sclamare: — Che vuoi? che vuoi, padrone?» E nel medesimo tempo vide comparire un essere, che gli volse queste parole: — Quali sono gli ordini tuoi? domanda, comanda! Qual paese si dove coprire di fiori? qual paese devastare? Qual esercito bisogna sconfiggere? qual re si deve far morire? quali monti spianare? qual mare diseccare? Domanda, comanda! Io sono tuo schiavo per licenza del padrone degli spiriti, del creatore del giorno e della notte! — Chi sei tu?» chiese Maruf — Sono,» rispose la figura, «un genio, e lo schiavo di quell’anello e dei nomi potenti che vi sono scolpiti; sono soggetto al padrone dell’anello, e n’eseguisco tutti gli ordini. Nulla mi è impossibile, essendo un re di geni, e comando a settantadue tribù, ciascuna delle quali composta di dodicimila geni della mia specie, chiamati, aun. Ciascheduno di questi aun tiene sotto i suoi ordini mille isril, ogni isril mille sceitau, ed ogni sceitau mille geni inferiori; tutti mi sono sommessi e m’obbediscono. Ma io poi sono sommesso a quest’anello, e per quanto grande sia il mio potere, obbedisco a colui che lo possiede. Così, io sono tuo schiavo devoto. Domanda, comanda! ascolto gli ordini tuoi ed obbedisco: ti sono soggetto, e gli