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Pagina:Le mille ed una notti, 1852, VII-VIII.djvu/769


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Allora questi ordinò di stendere il contratto di matrimonio d’Abdallah con Saide, figliuola del re dei geni, e le nozze furono celebrate colla massima magnificenza a Basra, dov’essi passarono il resto de’ loro giorni in tranquillo riposo, sinchè discesero nella pace del sepolcro.»

NOTTE CMLXXXIII-MI

STORIA

DI MARUF.

— Era una volta al Cairo un uomo che aggiustava le scranne vecchie, chiamato Maruf, e sua moglie, Fatima, soprannomata Al-Ara, vale a dire la Megera, perchè tale in tutta l’estensione della parola. Ogni giorno faceva soffrire al povero marito tutti i tormenti possibili. Maruf, per lo contrario, era un uomo eccellente, timorato di Dio, pieno d’onore e povero, poichè quanto guadagnava non poteva bastare a sopperir alle pazze spese della moglie. Una mattina essa gli disse: — Maruf, bisogna che stasera tu mi porti una focaccia di miele d’ape. — Dio mi faccia guadagnar denaro,» rispose Maruf, «e non mancherò di portartela. — Non mi contento di questo modo di parlare,» ripigliò la donna; «che ne guadagni o no, voglio stasera una focaccia di miele altrimenti, se torni a casa senza, te ne prevengo prima, la passerai male. — Dio è misericordioso!» disse Maruf, mandando un profondo sospiro, ed uscì colla disperazione nell’anima. Fatta la preghiera del mattino, apri la bottega, e pregò Dio di mandargli di che comprare una focaccia di miele, per essere liberato, almeno in quel giorno, dalle violenze della moglie. Ma passò tutto il dì, senza che alcuno gli portasse lavoro, di modo che non aveva denaro nemmeno per comprar pane. Chiusa quindi la bottega, s’avviò a casa. Immerso nella disperazione,